«Quel virus lontano che mi è entrato in casa»

Noi, giovani, ai tempi del coronavirus… Cosa deve pensare una ragazza della mia età una volta venuta a conoscenza di un nuovo virus sviluppatosi a migliaia di milioni di km di distanza? Io, inizialmente, non avevo manifestato particolare preoccupazione, anche se essere totalmente indifferenti è un atteggiamento sbagliato. Ma cosa avrei potuto fare di più? Come avrei potuto fare la differenza? Non ho nemmeno il diritto di votare, non ho la patente e neanche tutti quei ‘privilegi’ riservati ai maggiorenni! Allora ho continuato la mia vita, come sempre. Man mano che i casi aumentavano, per me restavano solo cifre. Anche quando il virus è arrivato a Reggio per me era solo un insieme di numeri, mascherine e giorni a casa da scuola. Solo una sera, quando mia mamma mi confidò che dei nostri cari amici erano stati messi in quarantena perché contagiati, cambiò la mia visione della situazione. Il coronavirus non era più un enorme numero, ma un complesso intreccio di dolore e sofferenza, che dalla Cina era riuscito ad arrivare in un piccolo paese e colpire una famiglia che conosco sin dall’infanzia. È incredibile la velocità con la quale ho iniziato a vedere la situazione in modo diverso! Adesso in tutto questo trambusto la primavera prosegue naturalmente il suo cammino, inconsapevole dell’insegnamento che sta donando al mondo. I fiori continuano a sbocciare, il sole a splendere, tornano le rondini, il cielo continua a colorarsi del rosa dell’alba, dell’azzurro di mezzogiorno e del nero della notte. È da questo che si deve ripartire. Da quei dettagli che prima risultavano insignificanti, ma che hanno acquisito un enorme valore. È necessario solo fermarsi un attimo, alzare gli occhi al cielo e guardare le stelle, ascoltare il mare, farsi cullare dal cinguettio degli uccelli, rotolarsi nei prati, cogliere una mela dall’albero, respirare l’aria fresca di montagna e ascoltarsi l’un l’altro. È bastato privare l’umanità della libertà di fare una passeggiata in centro, di dare un abbraccio, di una corsetta al parco o di un’uscita con gli amici, per farle capire quanto ogni singolo dettaglio della propria vita possa avere un inestimabile valore. Greta Artioli IIIB

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