«I racconti della nostra quarantena»

La pandemia e la quarantena vissute dai ragazzi: impressioni, pensieri e speranze di questo periodo particolare raccontati direttamente da loro. Miriam: «Durante questa quarantena abbiamo sicuramente capito cosa sia la libertà e la gioia di stare in mezzo alla gente. Quello che mi dispiace di più di questo periodo sarà non poter affrontare come si deve il nostro primo esame importante. Per me questo significava mettere alla prova me stessa, superare la mia timidezza e capire se ho fatto la scelta giusta per le scuole superiori. È proprio vero che ci si accorge della bellezza di ciò hai solo quando lo perdi. Infatti, solo ora ci si rende conto che la scuola non è solo studio, ma anche un ritrovo per stare insieme e imparare, tra scherzi e rimproveri«. Dario: «La mia libertà, come quella dei miei coetanei, in condizioni normali è comunque limitata. Abbiamo impegni extrascolastici di vario genere. ll tempo per un giro in bici, una partita alla Playstation, due chiacchiere al telefono c’è, ma è poco, tutto sommato. Poi ci sono i giri con mamma per la spesa, il barbiere per i capelli, qualche viaggio quando possibile, le uscite in canoa con papà. D’estate il mare, i concerti, il ‘baracchetto del cocomero’, mia zia che ci viene a trovare, la pizza fuori con i parenti, i fuochi d’artificio a Ferragosto. Ecco, la mia vita si può riassumere così. Non è sempre rose e fiori, ogni tanto qualcuno si ammala, ma nell’insieme è una vita serena e a me piace. Poi è successo qualcosa che l’ha stravolta. Dal 24 febbraio ho iniziato a non andare più a scuola, a stare chiuso in casa tutto il giorno. La spesa arriva a domicilio e mia madre cuce mascherine, perché quelle chirurgiche non si trovano nemmeno in farmacia e uscire senza è pericoloso. Mia madre disinfetta qualunque cosa le capiti a tiro«. Oliver: «Non avrei mai immaginato di dirlo ma ‘mi manca la scuola!’. I primi giorni di quarantena sembravano tranquilli, spensierati e non mi importava di non uscire. Ma è bastato poco per farmi cambiare idea; le mie giornate non avevano più senso, ero diventato un robot: ogni giorno era diventato uguale a quello di prima. La cosa che più mi manca della scuola sono le persone«. Sara: «Per tutti l’andare a scuola faceva parte di una routine, per alcuni anche monotona. Penso che grazie a questa esperienza di lontananza dalla scuola, e in parte dalla libertà, io possa aver imparato molto. Innanzitutto mi sono resa conto di quanto la scuola riempisse, in modo positivo, le mie giornate. Il Coronavirus ha cambiato le nostre vite«. Samuele: «Quando tutto questo sarà finito, troveremo la giusta forza per andare avanti ma forse nessuno tornerà veramente alla normalità. Qualcuno ha detto che noi siamo il futuro e ha ragione, ma lo sconforto a volte viene anche a noi giovani ragazzi«. Nicole: «Mi manca la scuola, mi manca quell’adrenalina che ogni studente prova quando il professore sta per chiamare il tuo nome dal registro. Mi mancano le mattine frenetiche passate a ripassare. Sento la nostalgia dei miei compagni».

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