«Cara ministra, quanti problemi con la Dad»

Egregia ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, sono una ragazza di 12 anni che frequenta la scuola media Galilei di Massenzatico. Le scrivo, anche a nome dei miei compagni, per segnalarle alcune nostre paure e spunti di riflessione riguardanti la situazione che tutto il mondo sta vivendo: la pandemia del Covid 19. La decisione della chiusura delle scuole è stata così repentina da far rimanere spiazzati tutti: genitori, alunni, insegnanti. All’inizio la situazione riguardo la didattica a distanza è stata di generale caos, poi le cose sono migliorate. In particolare per noi ragazzi delle medie, la possibilità di poter seguire le lezioni online – organizzata dagli insegnati, i quali hanno profuso il massimo dell’impegno – ci ha dato la possibilità di ritrovare una sorta di ‘normalità’. Con i più piccoli, della primaria, le maestre si sono trovate in grande difficoltà. I bambini, meno consapevoli di cosa stesse accadendo, si sono mostrati più distratti e in molti stanno vivendo questo momento come un periodo di ‘lunga vacanza’. Le mie sorelle, che frequentano le elementari, ricevono i compiti via mail dai rappresentanti dei genitori, che a loro volta danno il massimo contributo per aiutare le famiglie in difficoltà. Io e i miei compagni – che invece seguiamo le lezioni online, partecipando alle classi virtuali ed altre modalità messe in campo dai nostri professori – viviamo meglio questa situazione. Facendo la nostra parte di studenti, ci sentiamo più soddisfatti. Gentile ministra Azzolina, tuttavia i problemi restano tanti. In molte famiglie, come nella la mia, c’è un solo computer e nessuna stampante. Seguire la dad (didattica a distanza) e svolgere i compiti, insieme alle mie sorelle, diventa una vera impresa. Questo lo trovo ingiusto. Tuttavia mi sento fortunata rispetto a tanti miei compagni i quali non hanno neanche il pc. Come sancito dalla Costituzione, ogni ragazzo ha il diritto all’istruzione. Da questa situazione emergenziale dobbiamo trarre quando c’è di positivo, come ad esempio l’idea di attuare una didattica di approfondimento on line per quei ragazzi che fanno fatica a scuola. Ma non trovo giusto che studenti che non mostrano la benché minima volontà e non studiano debbano essere promossi con il ‘sei politico’. «Mentre noi siamo dietro ad uno schermo a lottare con la connessione – è la riflessione della mia compagna di classe Ilary Graziano – intorno a noi e alle nostre famiglie si parla di emergenza sociale: lavoratori in difficoltà economiche, senza tetto, per non parlare degli ospedali stracolmi di persone malate. Noi, come afferma la mia compagna Irene Ronzoni, pur tra tante difficoltà ‘siamo rimasti connessi’». Grazie ministra Azzolina per la cortese attenzione. Marta Grandi II F

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