Internet diventerà inclusivo?

La quarta era tecnologica ha migliorato notevolmente la vita quotidiana. Se utilizzato in modo corretto e costruttivo infatti, Internet è uno strumento utile, con moltissimi pregi, primo tra tutti lo scambio veloce di informazioni. L’uomo ha manifestato nel corso della sua storia una certa tendenza all’esclusione, arrivando a costruire delle barriere, veri e propri muri, in grado di dividere realmente le persone. Anche nell’ambito digitale è in corso una divisione sociale, il cosiddetto Digital divide, ovvero il divario digitale, quel «muro» che divide chi ha accesso a Internet da chi ne è privato, per propria scelta o per altre cause. Avere accesso a Internet è considerato oggi come un diritto, confermato anche dal Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu. Proprio l’Onu ha recentemente lanciato un allarme: nel mondo 3,8 miliardi di persone non sono online, cioè circa la metà della popolazione globale; il continente maggiormente penalizzato è, come troppo spesso accade, l’Africa, colpita da un gap infrastrutturale molto difficile da colmare. Il problema del Digital Divide non interessa soltanto le società delle nazioni del Sud del mondo, ma è strutturalmente presente anche all’interno degli Stati ad economia dominante (le cosiddette nazioni sviluppate). Inevitabilmente, in ogni caso, la sua fenomenologia e le sue conseguenze sono molto più pesanti nelle realtà dei Paesi con un’economia arretrata e nei paesi sottoposti a censura. Il Digital Divide produce disuguaglianze, non solo sul piano economico, ma anche su quello dell’informazione. Il più penalizzato rimane, comunque, l’universo femminile. Il «Gender gap», il divario di genere, è un problema delicato che si nasconde all’interno del Digital divide. L’accesso alla rete alle donne è essenziale per garantire la medesima consapevolezza sulle tecnologie, per acquisire competenze, poter accedere a lavori meglio retribuiti, per informarsi e per poter disporre delle stesse opportunità degli uomini. Secondo l’Itu nel 2013 le utenti di Internet erano 1,3 miliardi rispetto ai 1,5 miliardi di maschi; nei paesi più poveri spesso non ci sono neanche le infrastrutture per le linee telefoniche. L’unico tipo di Digital Divide in Italia è quello della banda larga disponibile solamente per 35 milioni di Italiani e usato da 17 milioni. Per cercare di risolvere questo problema è stata ideata la mini trincea, creata in Italia, un «No Dig» leggero realizzato con tecniche meno costose. Si tratta di un insieme di fili, posti lateralmente nelle strade, oppure situati in piccole buche nel terreno. Si spera che anche in altre parti del mondo si faccia di tutto affincéè, per dirla con Al Gore, I nostri figli non siano mai separati da un divario digitale, dal discorso del 10 ottobre 1996, Knoxville, Tennessee.

Per leggere la pagina clicca qui