«A sette anni ho inziato a pescare»

‘Lollo’, pescatore cuprense racconta la sua storia ai ragazzi delle scuole Protagonista della mattina del 31 gennaio scorso è stato ‘Lollo’, all’anagrafe Enrico Ciferri, un pescatore ottantacinquenne di Cupra Marittima che ci ha parlato di come un tempo si svolgeva il suo lavoro in mare. Ci parli della tua vita di pescatore? «Ho iniziato, come i mei coetanei, all’età di 7 anni, raccogliendo le funi utilizzate nella sciabica. Questo era un tipo di pesca molto diffuso a quel tempo, oggi vietata, nella quale erano coinvolte anche le donne che tiravano le funi per riportare a terra le reti. Quando sono diventato più grande ho iniziato a praticare la pesca come professione. Pescavo vongole, seppie, cefali… utilizzando le retine e le nasse Ogni giorno mi alzavo alle tre per essere in mare prima dell’alba. Ci sono stati periodi in cui nell’arco di una giornata praticavo diversi tipi di pesca: prima le vongole, poi tornato a terra e, terminata l’insacchettamento, mi dedicavo alla pesca delle seppie con le nasse, oppure andavo a mettere in mare le retine e poi a ritirarle». Quante vongole pescavate? «Negli anni ‘60 si arrivava a pescare più di 500 sacchi ogni giorno, poi nel corso degli anni le vongole sono diminuite per cui attualmente se ne possono pescare non più di 30». Quanto era importante la pesca delle vongole? «Dagli anni ’40 fino agli anni ’80 Cupra è stata il centro più importante di tutta la costa del Piceno e del Medio Adriatico». In quale zona di Cupra ormeggiavate le barche? «Al tramonto rimettevamo i pescherecci nella zona centrale del lungomare cuprense, poi nel corso degli anni, per far posto alle strutture turistiche, sono state spostate sempre più verso nord e attualmente si trovano vicino alla foce del Menocchia». Com’era l’abbigliamento di un pescatore? «Ci coprivamo alla meglio e, non esistendo gli stivali, andavamo scalzi sia in estate che in inverno». Quali ostacoli incontravate durante la pesca? «L’ostacolo più grande erano le tempeste, ma erano pericolosi anche gli scogli, dove potevano rimanere impigliate le reti e quindi occorreva tagliarle». Ricordi qualche pescata straordinaria? «Sono stato imbarcato in natanti per la pesca oceanica e una volta abbiamo pescato un pesce sega lungo 8 metri». L’incontro con ‘Lollo’ è stato davvero interessante, ci ha permesso di conoscere un mestiere fondamentale nella storia economica del nostro paese e anche di quanto fosse dura la vita quotidiana dei ragazzi di quell’epoca. Victoria Vagnarelli, Veronica Crescenzi (3ª A) Melania Bruni e Marta Marconi (3ª B)