Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Droga: poca informazione tra i giovani

PARLARE di droga sembra ovvio, ma così scontato non lo è. Giornali e televisione danno sempre notizie di arresti, di spaccio, di morti per droga, ma del perché ci si droga, cosa spinge giovani adolescenti a «farsi» oggi è quasi un tabù. E invece discuterne servirebbe. Serve per capire, per conoscere, per evitare un «incontro» falsamente casuale, spesso infido e ingannatore. Avvicinarsi a questa realtà è dura, viverla ancora di più. Sembra un tema quasi superato, un argomento scomodo che in passato era più sentito. Eppure l’informazione rende consapevoli, e quando è realizzata al di là del banco, con esperti e testimonianze dirette, che fanno riflettere e si ascoltano con il cuore, è efficace. Chi non conosce il tossico del paese o del quartiere? Quello da cui stare lontani? Quello che quando lo incontri cambi strada o abbassi lo sguardo? Poi magari riflettendo ci si chiede perché «quello» stia così: con lo sguardo perso, sfatto, giovane ma vecchio, dalla pelle mangiata, giallastra, talvolta qua e là bluastra, gli occhi cerchiati. Ma è un tossico. Uno che si fa, è sballato. E’ la cattiva compagnia da evitare. Avvicinandolo con un po’di dolcezza si scopre che vive un dramma, vorrebbe smettere e non ce la fa, ha iniziato per curiosità, per essere come gli altri e si ritrova una nullità. Alla ricerca di quella magica euforia, è caduto in una rete senza fine: al breve sballo che lo fa sognare per poco tempo segue il dolore, ancora più profondo e nero del precedente e allora cerca la sua «roba» ancora, più di prima e ad ogni costo. L’«innocuo» spinello cede il posto alla canna, alla coca, all’eroina, al crack, al purple, al krokodil, al peyote, all’ecstasy in un crescendo di sostanze sempre più innovative e chimiche così dannose da mangiarsi persino la pelle, oltre al cervello. La forza di uscirne non sempre si trova. La sostanza si impossessa del tossico e si è persino coscienti di tirare a campare per «lei» ma per smettere e rialzarsi ci vuole un motivo forte. Gente senza scrupoli vende ovunque questa «morte» come se niente fosse, ma ormai si è dipendenti. Chissà forse il sorriso di qualcuno incontrato per strada, uno sguardo comprensivo incrociato in piazza, la risata di qualche bambino, il bacio di due innamorati, il silenzio di una chiesa possono far trovare quella forza e allora sì che si campa per davvero senza lo schifo di quella finta felicità. Classi III A e III B

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