«Quanti ricordi con i vecchi videogiochi»

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L’uso del computer e i videogiochi di oggi e quelli ai tempi dei nostri genitori: gli studenti dell’istituto San Giuseppe di Macerata raccontano la loro esperienza e quella di padri e madri. Jacopo Quarchioni, 2ª B: mio padre mi racconta che quando era giovane giocava spesso a Space Invaders e a Pac-Man. Il primo videogioco fu inventato nel 1947, poi sono arrivati i primi simulatori, i giochi arcade e infine le console, la più venduta al mondo è stata la Play Station2 e c’erano giochi come Atari One Piece Grand Adventure, Pac-Man World 2 e molti altri. Benedetta Cruciani, 2ª A: mia madre mi ha raccontato che i pc un tempo erano enormi e pesanti. Per accenderli ci voleva mezz’ora, avevano lo schermo o in bianco e nero o in giallo e nero. Internet non esisteva, c’era un programma chiamato Wordstar che aveva un solo carattere di scrittura. Il pc si usava come banca dati o per scrivere o per fare semplici giochi che erano caricati su floppy disk. I giochi che piacevano a mia mamma erano Pac-Man e Space Invaders. Lei aveva anche dei videogiochi da collegare alla televisione: Pong della Atari, che simulava il gioco del ping-pong, aveva uno schermo nero con due barrette all’estremità e una pallina quadrata che rimbalzava da una parte all’altra. Esistevano anche dei videogiochi portatili chiamati scacciapensieri, uno sfondo a colori fisso e oggetti in bianco e nero che si muovevano a scatti. È la preistoria, guardando quei tempi con gli occhi di oggi. Daniele Peroni, 2ª B: A mamma piaceva andare in sala giochi dove c’era un’enorme cabina con schermo in bianco e nero, al massimo un colore, e giocava a Space Invaders, che consisteva nello sparare con un cannone a piccoli alieni che assomigliavano a granchietti bianchi. Queste macchine andavano a gettoni e il gioco durava sempre poco. Oggi, invece, con la wifi, siamo attaccati a computer, tablet e telefoni per ore intere senza rendercene conto. Il mio papà, invece, adorava giocare con il Commodore 64, una specie di grande tastiera che si attaccava alla televisione e aveva dei giochi che si inserivano in cassette mangianastri e un piccolo joystick per muovere i personaggi. Cristian Dari, 2ª A: mio padre da giovane frequentava le sale gioco; mi racconta sempre che erano un punto di incontro per i ragazzi. La sua prima console è stata il Commodore 64, il gioco preferito era Street Fighter e infatti è stato il primo videogioco su cui ho messo mano quando avevo circa 6 anni e giocavo sulla sua Xbox 1. Tempo fa siamo andati insieme a Roma a visitare il museo del videogioco, dove ho fatto un viaggio nella storia dei videogiochi, ho potuto provare i primi, proprio quelli di cui mi parlava mio padre, e ho anche visto esposta e un po’ malridotta una Xbox come la mia. Penso che quei vecchi giochi siano da considerare come punti di riferimento anche oggi, vanno tenuti con cura ed io sono contento di conoscere i «grandi classici» dei videogiochi. Giovanni Berrè, 2ª A: Il primo computer che ho visto è stato l’Olivetti M24 acquistato da mio padre per facilitargli il lavoro in ufficio. Da allora, mi ha raccontato, sono cambiate molte cose negli anni. I computer si sono evoluti e hanno una velocità di calcolo impressionante. La differenza sostanziale però si trova nel software. Talvolta l’hardware si è sviluppato di pari passo al software e mano a mano che quest’ultimo veniva potenziato si aveva la necessità di aumentare la velocità di calcolo. Mi ha detto che le differenze tra giochi del passato e quelli di oggi sono sostanziali. In passato ad esempio erano per un unico giocatore o al massimo due e in presenza, non erano ancora stati inventati quelli su server online, come ad esempio Fortnite, un gioco che andava di moda l’anno scorso. Un’altra differenza era la grafica. Io sono un ragazzo e la mia generazione ha una grande facilità sia nell’uso del pc che di accesso ai dati e questo non sempre è un bene, ma in moltissimi casi può rappresentare una grande occasione per imparare e socializzare, soprattutto in questo periodo di pandemia. Matteo Ottaviani, 1ª A: mio padre è nato nel 1974 e ricorda bene i videogiochi in voga a inizio degli anni Novanta. Ecco la sua esperienza. «Andavamo in sala giochi, e nemmeno troppo spesso, perché per giocare servivano monete. Il gioco preferito era ’Dragons Lair’ e a dire la verità lo adoro ancora oggi, sono riuscito a trovarlo e a installarlo sul pc di casa. Il mio primo videogioco è stato il Super Nintendo, una console. Mi ricordo la grande sorpresa, quando il nonno me lo regalò per la promozione a scuola. Non me l’aspettavo, lo desideravo moltissimo ed è stata un’emozione intensa quando ho scartato il pacco. Non avevamo tanti giochi come sulle moderne console, anche perché costavano in proporzione più di adesso. Perciò sceglievamo con particolare attenzione. La grafica era più grezza, ma in quegli anni era il massimo che potevi avere, oggi tu non ci vorresti proprio giocare. Dopo mi sono dedicato con interesse anche ai pc, ho studiato i primi linguaggi usati per i computer prima dell’era di Windows. I pc andavano programmati con un linguaggio specifico ma poi via via anche quelli si sono evoluti e siamo arrivati agli attuali che sono molto veloci, facili da usare anche per chi non è esperto. Nel tempo ho utilizzato giochi per il pc sempre più evoluti, con una grafica molto più dettagliata. Poi quando è uscita la prima Play Station è stata la svolta. I giochi restavano comunque più costosi di oggi, ma giocare dava una grande soddisfazione, perché sia le storie che la grafica meritavano moltissimo. I videogiochi di oggi sono molto belli, alcuni sembrano reali per quanto sono avanzati nella grafica. Ma a volte ho nostalgia di quei primi giochi per l’emozione che mi davano. Saverio Saulino, 1ª A: ho intervistato mia madre sul suo primo rapporto con i computer: «Il mio primo approccio fu nell’ultimo anno delle superiori, quando mi spiegarono i concetti principali, cosa era una tastiera, il mouse. Nel 1986 mi sono diplomata e l’anno successivo sono andata a lavorare e ho iniziato a utilizzare il computer. Con i giochi online da giovane non ho avuto alcun approccio». Ecco cosa mi ha detto mio padre: «La mia prima esperienza con i computer è stata nel 1988, quando ho iniziato a lavorare in Poltrona Frau. Dovevo gestire un magazzino e per questo ho iniziato a utilizzare un computer. I miei ricordi con i videogiochi sono solamente quelli del ping pong elettronico che trovavo al bar sotto casa, parliamo della metà degli anni 70, che alternavo al flipper. I videogiochi domestici non erano alla nostra portata, perché troppo costosi. Internet è stata un’invenzione fenomenale, ci permette di fare qualsiasi cosa, acquisti, ricerche, visitare ogni parte del globo e prenotare il vaccino, rimanendo seduti in poltrona». © RIPRODUZIONE RISERVATA