L’orso polare è in via d’estinzione

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Centotrentacinque anni fa l’uomo creò la prima auto con motore a scoppio. Fu una rivoluzione e ci si rese conto che quello sarebbe potuto diventare un nuovo mezzo di trasporto. La vettura era in grado di trasformare l’energia del motore in energia di movimento e poteva essere ricaricata attraverso combustibili fossili. Ma la continua produzione di auto e la conseguente immissione di gas di scarico nell’atmosfera, nel corso degli decenni, ha contribuito all’aumento di smog e inquinamento, conosciuto come effetto serra. Questo fenomeno fa sì che l’energia termica data dal sole, unita a quella data dall’inquinamento, si accumulino all’interno dell’atmosfera, facendo alzare drasticamente le temperature. In questi ultimi anni purtroppo l’effetto serra è diventato un grave problema. L’esempio più eclatante è rappresentato dal circolo polare artico: ogni decennio perde il 10% della superficie. L’orso polare, considerato da sempre il re dell’Artico, presto subirà le conseguenze più gravi. L’orso è diventato tristemente il simbolo dei cambiamenti climatici: al ghiaccio marino è legata la sua sussistenza. Gli orsi polari si affidano infatti al ghiaccio per cacciare, spostarsi, riprodursi e costruire le loro tane, ma a causa dell’effetto serra e del conseguente scioglimento dei ghiacciai è sempre più difficile per loro sopravvivere. I ricercatori hanno monitorato nel tempo 352 orsi polari scoprendo che stanno diventando più magri perché provati dalla fame e più in difficoltà nel generare cuccioli. Si è arrivati così a un indebolimento della specie che è ormai prossima all’estinzione. Oggi il numero totale di orsi è compreso tra i 22.000 e 31mila esemplari, divisi in 19 popolazioni. Per assicurare un futuro a queste creature è necessario lottare contro il cambiamento climatico, agendo direttamente sulle cause che stanno provocando il riscaldamento globale. Vari attivisti ambientali hanno invitato le persone di tutto il mondo ad assumere comportamenti sostenibili per limitare i danni, invitandole a utilizzare il meno possibile l’auto, ad esempio. E anche noi, nel nostro piccolo, possiamo contribuire con comportamenti virtuosi, diventando così una risorsa per l’ambiente e non solo un “peso”. Stella Tassi Pistarelli, Diego Penserini, Federico Malaccari, Samuel Ambrosini e Alessandro Manzaroli III C