L’anno in cui il virus ha cambiato le nostre vite

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PORTOMAGGIORE Gennaio 2020 il telegiornale annunciava che in Cina circolava un virus denominato Coronavirus, dove tantissime persone venivano messe in quarantena, la cosa non mi preoccupava ancora. Febbraio 2020: è arrivato anche in Italia. Si diceva colpisse gli anziani per i quali poteva essere letale, ma ancora una volta non riesco a preoccuparmi e a capire la vera situazione; tanto che il 23 febbraio ero in piazza con i miei amici a festeggiare il carnevale e arrivò la notizia che le scuole avrebbero chiuso per una settimana. Abbiamo festeggiato, gridato dimenticando o non capendo che forse la chiusura delle scuole significava qualcosa di grave. Come dimenticarsi di quella giornata, la piazza del mio paese era piena di gente che si divertiva, che si abbracciava, che cantava e ballava alla sera ci siamo salutati baciandoci contenti di saltare la scuola per un po’. Pensavo fosse solo per un po’; ma le settimane passavano e le scuole non riaprivano. Arrivò la comunicazione dell’obbligo di rimanere in casa: lockdown. Ma cosa stava succedendo? Io rimanevo quasi sempre in silenzio o facevo poche domande, ma dentro di me stavo colmando tanta ansia e anche paura. Mi mancavano i miei compagni, mi mancava la libertà, ma avevo anche paura che il virus entrasse nelle nostre case. È passato un anno e la vita è completamente diversa. Chi avrebbe mai immaginato di vivere una situazione così? Pensavo di vedere queste cose solo nei film di fantascienza. Invece è tutto vero. Oggi non usciamo di casa senza la mascherina, ci disinfettiamo le mani ogni qual volta tocchiamo qualcosa, distanziamento sociale, viviamo le nostre giornate in modo limitato; non esiste più la pizza con gli amici, i compleanni, le feste di famiglia, ma la nostra priorità è cercare di proteggerci e proteggere gli altri da questo maledetto virus che in tutti i momenti è pronto ad attaccarci. A settembre siamo tornati a scuola e chi come me ha avuto il passaggio dalle scuole elementari alle scuole medie, ha lasciato un pezzo vuoto, non concluso che non tornerà mai più. Sono stato scaraventato in un mondo nuovo come le medie, senza finire il mio percorso elementare; un ambiente nuovo e soprattutto regole nuove che mi hanno un po’ destabilizzato. L’ultimo giorno di scuola mi ero immaginato una festa bellissima, con tutti i compagni e le nostre maestre a cui avremmo fatto un bellissimo regalo. Purtroppo ci siamo visti attraverso un computer, ci siamo salutati con la connessione che andava e veniva e non sono più riuscito a rivedere le maestre che avevo da cinque anni, né salutare per l’ultima volta le scuole elementari. Durante l’estate però ho pensato che le medie sarebbero state fantastiche: nuovi amici, nuovi professori e tanti nuovi progetti, invece quando è iniziata la scuola non era come mi ero immaginato. Dovevo tenere la mascherina tutto il giorno, non potevo avvicinarmi a nessuno, i banchi erano tutti distanti, non si poteva girare per la nuova scuola, non si poteva andare nei laboratori e ho anche scoperto che una volta al mese dovevo andare in un’aula satellite per collegarmi con la mia classe a distanza. Non era proprio così che immaginavo le medie.