La vera storia della tigre e della vendetta

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«Guardai l’orologio e vidi che erano le due e mezza, pertanto era tempo di iniziare il viaggio di ritorno all’accampamento. Stavo salendo lentamente e faticosamente il pendìo e avevo raggiunto un punto che poteva essere a metà strada dall’accampamento, quando la mia mente venne richiamata alla realtà da un rumore sospetto dietro di me». «Era qualcosa tra un russare ed un grugnito, basso, profondo ed estremamente minaccioso. Una strana creatura era evidentemente vicino a me, ma non potevo vederla, così mi affrettai per la mia strada. Avevo percorso un chilometro circa, quando improvvisamente riudii il rumore, sempre dietro di me, ma più forte e minaccioso di prima». «Con le ginocchia tremanti mi arrestai, guardai indietro e, improvvisamente, lo vidi. Era una bestia di dimensioni e potenza enormi. Che cosa potevo fare?». «La bestia era bruttissima, era una tigre! Io ebbi il coraggio di calciare un sasso per distrarla, lei andò a vedere da dove provenisse il rumore. Ebbi appena la fortuna di nascondermi dietro un albero, lei si guardò intorno, poi se ne andò; ero a metà strada per la salvezza». «Calò la notte, mi accampai sotto un macigno e dormii. Al risveglio, feci altra strada per arrivare dal mio migliore amico, all’accampamento. Ad un tratto, sul mio percorso, scorsi un cervo; per fortuna, avevo un arco e una freccia, Tirai, lo presi e mi feci una bella scorpacciata». «Giunto quasi all’accampamento, mi resi conto che la tigre mi aveva trovato! Mi morse alla gamba, gridai aiuto molto forte… arrivò qualcuno! Era il mio migliore amico, mi diede una mano, mi curò con una benda. Approfittando di un momento di distrazione della bestia, il mio compagno si allontanò per prendere il fucile, ma l’animale ritornò…». «Stavo per essere di nuovo attaccato quando, di nuovo, mi difese il mio fedele amico. Mi spinse via e mi salvò ma… morì, dilaniato da molti morsi. Ero talmente arrabbiato che pianificai una vendetta: misi su un albero una gabbia e, a terra, della carne (presa dall’accampamento) come esca. La tigre arrivò, aspettai il momento e… La presi! La stavo per uccidere, ma la guardai negli occhi e vidi che era ferita: le feci sentire che ero buono. Lei si calmò, poi la curai e la feci andare via. Non avevo vendicato il mio amico, ma lui rimarrà sempre nel mio cuore». Pietro L., 1ª B scuola media Sante Zennaro