«La felicità? E’ come la piadina»

Per leggere la pagina clicca qui

Come si diventa comici e che cos’è per un comico la felicità. Lo abbiamo chiesto a Paolo Cevoli nostro ospite a scuola. Com’è nata la sua passione per la comicità? «La mia vita è come una gita in montagna. Volevo arrivare in cima per vedere cosa c’era lassù così ho provato diverse strade poi un giorno mi hanno proposto di andare a Zelig, perché facevo divertire con le barzellette: sono stato scelto. Per me le barzellette le inventano gli angeli che vengono giù dopo la pioggia scivolando sull’arcobaleno. Camminando, poi, ho scoperto che il mio talento non è solo ’ciò che so fare’ ma il vero talento sono io. Quindi se scopri chi sei scopri anche il tuo talento». Cosa significa la parola umorismo? Perché si ride? «Noi ridiamo anche per il solletico, ma è un riso meccanico. C’è una risata, invece, che l’uomo fa perchè quello che vede o sente lo rende più contento. Questa risata umana è sintomo di intelligenza. Per Pirandello si ride per pietà. Io direi che si ride per empatia, per un atto d’amore. L’umorismo nasce sempre da qualcosa di buono, è una risata che ti avvicina alla felicità». Quali sono state le persone che più hanno creduto in lei? «Quelle che mi hanno corretto; non è mai piacevole ma è una vera fortuna perchè se mi correggi vuol dire che credi che possa fare di più. Quando sono arrivato a Zelig non avevo il mestiere, ma solo il talento. Grazie a Gino e Michele ho deciso di studiare teatro e il regista Daniele Sala mi ha fatto da maestro. Più invecchio e più ho bisogno di prof. Oggi sono i video maker e i curatori social che lavorano per me, ragazzi giovani». Il periodo di pandemia come ha cambiato il suo lavoro? «Salendo la montagna il sentiero è crollato: è scoppiato il Covid. Ho scelto di cercare un altro sentiero. Mia moglie fa abiti da sposa e con lei abbiamo deciso di reinventarci facendo video dal titolo ’Il riso che ci unisce’ entrando l’uno nel mondo dell’altra. Oggi faccio story telling. Domani chissà. Il Papa dice che ’la cosa peggiore in tempo di pandemia è sprecare il proprio tempo’». Cosa cambierebbe del suo passato? «Nulla, non si può tornare indietro, ma si può capire perché si è sbagliato con gli altri. Don Oreste Benzi m’insegnò che l’uomo non è definito dai suoi errori e i più grandi imprenditori dicono ’ho imparato dai miei errori’». Cos’è per lei la felicità? «Non si descrive. Come descrivi un piatto di lasagne o la piadina coi sardoncini? Puoi solo provarla». Tommaso Belli, Giorgia Carlini, Filippo Marzaloni, Pietro Rosati, Elena Rossi, Rosa Serpe, Federico Vagnoni, Giacomo Vezzali III B e III C