«Il digitale ci salvò nella pandemia»

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Lettera dal futuro. Caro nipote, oggi mi è venuta voglia di raccontarti qualcosa sul mio passato. Era il lontano 2020, avevo solo tredici anni. Ero una ragazza normale: mi piaceva stare con gli amici, andavo bene a scuola e avevo una famiglia che mi voleva bene. Un giorno però mi ritrovai rinchiusa in casa: si diceva che dalla Cina fosse arrivata anche in Italia una contagiosa e pericolosa malattia, il «COVID-19». Inizialmente le informazioni erano poche, si sapeva solamente che non dovevamo uscire per nessun motivo: scuole chiuse, ristoranti chiusi, musei chiusi. Tutto si spense in un attimo, buio totale. Il virus ci aveva privato della libertà, della luce della vita. Mi sentii come se, persa nel più profondo oceano, non riuscissi a respirare. Chiusa in casa, mi mancava abbracciare i miei compagni e giocare con i miei cugini: sentivo la mancanza delle persone. Fu il momento peggiore della mia vita. Per fortuna però ci venne in «soccorso» il mondo digitale, perché sì, come tu ben sai, anche la nonna sa usare il cellulare… Fu, dal mio punto di vista, una salvezza: giocando o collegandomi in videochiamata con gli amici, riuscivo a non pensare a quello che stava succedendo attorno a me, riuscivo a sentirmi più leggera. Passavo il resto del tempo con la mia vecchia bicicletta, con la quale correvo per le strade isolate della campagna dove abito e il mio diario personale su cui annotavo i miei sfoghi. Con il tempo però, le mie abitudini cambiarono radicalmente. Abituata a svegliarmi presto, arrivai ad alzarmi alle 9 di mattina, un attimo prima di collegarmi per le lezioni in Dad (didattica a distanza). Ero pigra, senza voglia di fare, ma allo stesso tempo morivo dalla noia e non mi piacevo così, nullafacente. Mi ero come smarrita. Dopo alcuni mesi di lockdown, i contagi calarono e anche se con le opportune precauzioni, tornammo ad uscire e riprendemmo parte delle nostre attività. Il virus non mollò neanche l’anno successivo ma io, nell’intento di rincuorarmi, mi ripetevo sempre che ne sarei uscita vittoriosa e che un giorno sarei andata fiera dell’essere «sopravvissuta» a tutto questo e lo avrei raccontato ai miei futuri figli e nipoti. Ed eccomi qua: hai una nonna superstite, vanne fiero! Con questa lettera voglio augurarti il meglio e ti invito a vivere appieno le tue esperienze, perché non si sa mai quello che la vita ti metterà davanti. Supera ogni ostacolo a testa alta! Nonna Rebecca R. Ferrini