Divina Commendia in epoca social

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Quest’anno ricorre il settecentenario della morte di Dante Alighieri, letterato, politico, studioso, il poeta che scrisse la Divina Commedia, colui che elevò il volgare toscano, dandogli la dignità di una lingua nazionale, quella che noi oggi parliamo e scriviamo. Ma se Dante fosse vissuto ai giorni nostri, la Divina Commedia sarebbe stata la stessa? Considerando l’uso esagerato che facciamo dei social e di internet, non saremmo rimasti impuniti! Sicuramente gli haters avrebbero avuto il loro girone e per il suo carattere impetuoso e austero, il poeta se la sarebbe presa sicuramente con loro e li avrebbe mandati dritti all’Inferno. Per la legge del contrappasso, la loro pena sarebbe stata di scrivere commenti positivi e smielati sotto tutti i post della gente, anche quelli più sciocchi. E gli hackers che si insinuano nei pc? All’Inferno pure loro. Costretti tutto il giorno a togliere virus e installare software antivirus nei pc della gente, per l’eternità. I cyberbulli, che neanche la pandemia è riuscita a fermare, continuando a far soffrire compagni di scuola con la loro prepotenza, per Dante sarebbero presi di mira da bulli più grandi di loro, sotto una pioggia di meteoriti, metafora delle cattiverie e i pugni rivolti alla vittima. E chi scrive nelle chat con parole abbreviate come «pk, cmq, nn» o chi usa la lingua inglese anche avendo a disposizione parole italiane? Povero Dante se li avesse visti! Sicuramente gliene avrebbe dette quattro a chi storpia la lingua creata dal poeta dal naso importante. Per punirli, Dante li avrebbe messi a copiare a mano pagine e pagine, come gli amanuensi. Non sarebbero passati impuniti nemmeno i cacciatori di like, quelli che ucciderebbero per avere un Mi Piace. Certamente un girone riservato per loro ce lo avrebbero, eccome. Condividono tutti e tutto pur di prendere un like o una condivisione in più. Beh, la giusta condanna sarebbe veder sparire tutti i like e i follower fatti con molto sudore. Che fatica per loro. Dante non l’avrebbe fatta passare liscia e non avrebbe concesso scuse ai maniaci del selfie, che fanno foto in ogni posizione e luogo: li avrebbe messi insieme ai loro amici dei social. Poverini come starebbero male in astinenza da foto, senza postare foto e video per tutta l’eternità. Una vita destinata all’anonimato. Noi della generazione dei nati dopo il 2000 siamo quelli che più usiamo i social e sicuramente tutti, almeno una volta, abbiamo fatto una di queste azioni, ma siamo sicuri che Dante non ci metterebbe all’Inferno. Al massimo nel Purgatorio. Classe II C