Cave, risorsa o ferita per il nostro territorio?

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Sin dall’antichità la Pianura Padana è stata caratterizzata da un terreno ricco di humus, quindi molto fertile e adatto alla coltivazione. L’agricoltura rappresenta il motore portante di questi territori e Piumazzo, frazione del Comune di Castelfranco Emilia, non fa eccezione: la sua ricchezza, infatti, ha da sempre tratto origine dai prodotti stagionali che queste terre feconde hanno generosamente offerto. Questa realtà cambia radicalmente con le prime escavazioni negli anni ’90, con la cava ’San Giacomo’. Questa fu anche discarica autorizzata, successivamente recuperata con l’impianto del ’bosco delle antiche mele’, purtroppo mai cresciuto. Al 2005 risale la predisposizione di un Piano Infraregionale delle Attività Estrattive (PIAE), che avrebbe offerto la disponibilità di estrarre circa 5.454.000 m³ di ghiaia individuata nel polo estrattivo 12 ’California’ di Piumazzo, ricoprendo una superficie pari a 120 campi da calcio: una ‘voragine’ ubicata a 150 metri dal centro abitato. Nel 2008, in occasione di una conferenza organizzata all’Arci di Piumazzo, la comunità viene a conoscenza della realtà e inizia a prendere piede una sostanziale consapevolezza dell’importanza del proprio sottosuolo, estremamente ricco ma al contempo delicato e vulnerabile. Il 28/6/2008 dalla Provincia di Modena viene messa in atto ufficialmente la variante da PIAE a PAE per diciotto Comuni della provincia, compreso il territorio di Castelfranco Emilia; da allora a Piumazzo nasce l’idea di creare un’associazione cittadina: il 28/7/2008 nasce il comitato ’No alle cave’, il cui presidente in carica è il signor Claudio Carini (che ringraziamo per averci concesso un’intervista). Da questo momento si avvia una campagna di raccolta firme tra i cittadini di Castelfranco e i Comuni limitrofi, accompagnata da eventi, come la biciclettata di protesta e la ’Serata in Piazza’ nell’area antistante alla chiesa di San Giacomo. Dopo la nascita del comitato piumazzese ’No alle Cave’, la Provincia di Modena si allinea con le richieste del Comitato, sottraendo circa un milione di m³ e decidendo successivamente di congelarne un altro milione. Il Comune di Castelfranco Emilia decide di non ampliare il perimetro adibito agli scavi, ma di continuare le attività estrattive nelle cave già avviate, proponendosi di non danneggiare le falde acquifere, che si trovano a circa 15 metri di profondità. Attualmente i lavori per le cave sono sospesi fino al 2022, ma il perimetro dell’area soggetta al piano di escavazione rimane identica a quella del 2009: comprende via Muzza Corona, via Ghiarata, via Bastarda e Casale California. Qui di seguito riportiamo l’intervista che abbiamo fatto al signor Rovatti, ex presidente del comitato ’No alle cave’, che ringraziamo per l’enorme disponibilità e per averci fatto addentrare nella tematica di nostro interesse. Come siete riusciti a interrompere le cave? «Non siamo riusciti ad interromperle, ma a mettere il classico ‘bastone tra le ruote’ con manifestazioni ed eventi». Come reagirete se e quando gli scavi riprenderanno? «Continueremo con scioperi e manifestazioni». Per quale motivo le cave non sono apprezzate dal vostro comitato? «Perché causano danni all’ambiente, soprattutto alle falde acquifere». Vi siete mai confrontati con il Comune? «Sì, ci confrontiamo periodicamente. Inoltre, in seguito al rinnovo dell’amministrazione comunale nel 2009, è nata la lista civica ’Frazioni e Castelfranco’, presente nel Consiglio Comunale con due rappresentanti». Vi accorderete per costruire strutture pubbliche? «Vorremmo, ma in convenzione c’è scritto che le aree, una volta scavate, diverranno ’boschi di natura’ per il 25/30 %; riguardo al restante, non si sa… Certo è che si ha l’impressione di affacciarsi su paesaggi ‘lunari’, sterili». Purtroppo, non è stato possibile organizzare un incontro con il titolare della ditta Donnini, durante il quale avremmo voluto porre domande e approfondire l’argomento, anche da una prospettiva diversa. Abbiamo avuto un confronto con il Comune di Castelfranco Emilia: di seguito le nostre domande e le risposte gentilmente forniteci a dubbi e chiarimenti. Per quale motivo avete avviato gli scavi? «L’attività estrattiva, che rientra nella pianificazione sovracomunale, è un’attività privata di tipo industriale necessaria per il settore delle Costruzioni. Gli Enti competenti (Regione/Provincia) valutano le richieste in base alla domanda del mercato, i benefici che può trarne la comunità (oneri per investimenti sul territorio), gli impatti sull’ambiente e inseriscono le aree destinate all’attività negli strumenti urbanistici». Quali sono i vantaggi ricavati dal piano di escavazione? «Più che parlare di vantaggi è corretto pensare alle finalità, che sono quelle di garantire l’approvvigionamento di materiali inerti da destinare al mondo delle costruzioni, quali strade, urbanizzazioni, grandi opere, ecc.». Qual è il percorso che avete svolto in questi anni? «Dare seguito all’attuazione del Piano delle attività estrattive di livello sovracomunale (PIAE), di competenza della Provincia e della Regione, mediante il Piano di livello comunale (PAE)». Vi confrontate con il comitato ’No alle cave’? Se sì, cosa vi hanno detto?» «Il confronto con il comitato è stato sempre attivo. Chiaramente le loro posizioni sono ’No alle Cave’; richiesta che risulta dunque impossibile da attuare. Tuttavia, al dialogo non ci siamo mai sottratti». Avete mai pensato di ritirare gli scavi? Se sì, quali sono state le motivazioni alla base di eventuali ripensamenti? «La competenza non è del Comune, questo non esclude che ci siamo fatti portavoce nelle sedi opportune, di imporre una drastica riduzione delle aree da sottoporre ad escavazione; con l’attuazione di politiche di rigenerazione, è sempre più possibile utilizzare materiali riciclati, che contribuiscono indirettamente a una riduzione dei quantitativi da estrarre». Cosa farete dopo aver concluso gli scavi? «L’Amministrazione comunale intende sviluppare progetti di riqualificazione del paesaggio, non escludendo possibilità di fruizione delle aree, ma coinvolgendo la collettività. Chiaramente questo sarà possibile solo dopo la conclusione delle attività». Quali misure di controllo sono messe in atto prima, durante e a conclusione delle operazioni di scavo? «Le attività estrattive sono sottoposte a un rigido sistema di controlli da personale competente e con la supervisione delle autorità competenti». Come mai abbiamo tanta ghiaia, ma l’assetto delle strade non è dei migliori? «L’attività estrattiva è un’attività privata, quindi il materiale ricavato dagli scavi (ghiaia o sabbia) non è disponibile per l’Ente locale, bensì viene commercializzato e utilizzato nel settore delle costruzioni». Gli automezzi hanno un impatto sull’ambiente e sul traffico? «L’impatto del traffico dei mezzi pesanti legati all’attività estrattiva viene valutato nella fase preliminare, attraverso la Valutazione Ambientale: sono stati infatti imposti interventi per l’adeguamento di nodi stradali sul territorio». Simone Ballotta, Martina Facenda, Gabriele Gaudino, Bianca Andrea Jacota, Lorenzo Maccaferri, Micol Marini, Sara Muca, Mattia Poletti, Jacopo Sabljakovic, Manuel Stajano, Marco Urrazza (classi II A, II B, II C scuola ’Falcone Borsellino’ di Piumazzo)