A scuola nel museo? Bello da togliere il fiato

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Chi avrebbe mai pensato che un museo potesse diventare una ‘seconda scuola’? Eppure al museo in un periodo particolarmente difficile per gli studenti di tutta Italia, e non solo, noi studenti della Manzoni abbiamo avuto la possibilità di poter sperimentare diverse attività proposte dagli educatori della città. Pensate che fino ad adesso soltanto il nostro istituto ha avuto il coraggio di sperimentare questa magnifica esperienza. Non è una cosa di tutti i giorni fare scuola in un museo: adattarsi alle nuove postazioni in un luogo che magari non tutti conoscono non è facile come sembra, perché gli spazi sono molto diversi. Forse alcuni nostri compagni, fin dal primo giorno, credevano che sarebbe stato un evento noioso e privo di divertimento. Ma per fortuna per una gran parte di noi studenti è stato così bello e coinvolgente da togliere il fiato già dall’inizio della settimana. Abbiamo praticato diverse attività: «Diritti in gioco», in cui due alunni della nostra classe hanno fatto finta di essere sindaco e presidente del consiglio, mentre tutti gli altri erano i consiglieri comunali. «Microscopia», in cui abbiamo utilizzato come veri scienziati dei microscopi per esaminare spicchi di cipolla e sabbia del deserto australiano. «Odissea», in cui ci siamo messi nei panni di Omero e da scrittori abbiamo inventato una storia in base a carte-gioco, carte in cui erano scritte le informazioni principali (i protagonisti, il luogo in cui si svolge la storia e altro). «Giro del mondo in 80 minuti», in cui ci hanno spiegato il magnifico romanzo di Verne («Il giro del mondo in ottanta giorni», a cui il gioco si ispira) e le tappe del viaggio dei protagonisti attraverso i reperti del museo e abbiamo potuto fingere di essere Passepartout, il maggiordomo di Mr. Fogg, per risolvere un librogame. «Ambiente e sostenibilità», in cui gli educatori ci hanno sensibilizzato sul cambiamento climatico, lo scioglimento dei ghiacciai, l’inquinamento, l’estinzione di alcuni animali, il disboscamento e la riduzione dell’acqua. «Il museo che parla», in cui abbiamo girato il museo per fotografare dei reperti e animali, in modo tale da metterli tutti insieme per formarne poi un video. A noi due studenti ha colpito in particolar modo «Il giro del mondo in 80 minuti» perché ci è molto piaciuto sentire il racconto di questo libro mentre percorrevamo i luoghi attraverso i reperti di alcune delle popolazioni che i protagonisti hanno incontrato. Ogni giorno, negli ultimi minuti che ci rimanevano, ci dedicavamo con entusiasmo a disegnare le nostre mappe: dovevamo crearne una in modo originale dove illustrare le attività svolte. Concludiamo dicendo che tutte le attività sono state molto creative e interessanti: un’esperienza sicuramente da ripetere e da consigliare a tutti gli alunni e i presidi delle scuole, perché imparare è anche divertente. Rana Hassaballa e Lilia Khelifi I D