Empatia sempre, non solo in pandemia

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Quest’ anno, a causa del virus, tutti siamo stati costretti a cambiare le nostre abitudini di vita quotidiana; i ragazzi con le scuole chiuse o la quarantena hanno sperimentato un modo nuovo di fare scuola con la DAD, mentre gli adulti, o sono andati in smartworking, o hanno avuto grossi problemi di lavoro. Questo ha comportato la perdita delle relazioni umane dirette con gli altri, che si sono spostate sui social, sulle mail attraverso pc e cellulari. Ciò ha determinato un peggioramento della vita sociale che ha lasciato il posto alla solitudine, alla noia e in alcuni casi anche a patologie. Tra i ragazzi, più che tra gli adulti, è aumentato moltissimo l’uso dei social che in alcuni casi è diventato un abuso o un’ossessione, causandone un utilizzo sbagliato. Quest’ultimo ha tante manifestazioni: commentare troppo e a volte in maniera irrispettosa e scorretta la foto di un’amico, creare account falsi per non essere riconosciuti,adescare per carpire informazioni importanti. Raccontare sui social cose che riguardano un amico per stupire e per ricevere dei like senza valutare la riservatezza della notizia pubblicata è cosa grave perché le conseguenze che questa azione può avere sulla persona della quale si è parlato possono essere anche molto serie. Questo accade quando la persona che scrive è in buona fede e ancora di più quando vuole offendere, deridere o mettere a disagio l’altro, in questo caso parliamo di cyberbullismo. Il cyberbullismo è una forma di bullismo che passa attraverso i social media e la rete e attacca le persone psicologicamente e in maniera intenzionalmente offensiva o dannosa. Il cyberbullo classico, solitamente, agisce da solo. É il cosiddetto ’leone da tastiera, spesso anonimo oppure affiancato da amici che mettono immediatamente i like a quello che lui pubblica approvando la sua azione e stimolandolo a continuare. Questo comporta la diffusione ampia nello spazio e rapida nel tempo di tutto ciò che viene postato, la vittima finisce in una condizione pubblica che spesso è negativa, le conseguenze per lui possono arrivare ad essere anche drammatiche: crollo dell’autostima, senso di abbandono, tendenza ad isolarsi, depressione, vergogna. Tra le conseguenze più serie, gli studi ci dicono che sono aumentate le forme di depressione, di apatia, di disturbi alimentari, di autolesionismo e addirittura il suicidio; questi ultimi dall’inizio della pandemia sono addirittura triplicati. Gli psicologi sono concordi nell’affermare questo ma preferiscono non parlare mai di numeri perché temono che questo possa incentivare altri a fare lo stesso, per tale motivo alcuni hanno organizzato, comunque, incontri in presenza con gli adolescenti a casa da scuola per permettere il mantenimento di alcune relazioni e per accompagnare psicologicamente i ragazzi ad affrontare questo difficile momento senza lasciarsi andare. Riteniamo sia importante rivolgerci ai nostri coetanei affinché tutti stiamo molto attenti e pensiamo molto bene a quello che pubblichiamo o scriviamo, a quello che commentiamo, cercando di metterci sempre nei panni dell’altro, che è la vera empatia. E’ questo un concetto molto importante, perchè l’altro ’che non è di fronte a noi’ e di cui noi non possiamo vedere la reazione e quindi modificare il nostro intervento, diventa doppiamente vittima, non potendo inviarci nessun segnale ci permette di esprimerci a ruota libera. Lo schermo protegge il cyberbullo ma non la vittima. La solitudine e la noia possono inoltre fare abbassare la guardia e indurci ad accettare richieste da sconosciuti e da parte di persone che possono essere pericolose, chiedendo foto, informazioni personali o relative alle abitudini della famiglia. Speriamo che questa situazione finisca presto per tutti e che tutti noi utilizziamo questi social per inviare messaggi che non possono nuocere ad amici e compagni ma che possano essere di supporto e anche volti ad allargare il mondo delle amicizie. Empatia sempre, non solo in pandemia! classe 3ªE