Anita, una romantica guerriera

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PORTO GARIBALDI Tutti sanno che quest’anno si festeggiano i 160 anni dell’Unità d’Italia, ma forse non tutti ricordano che quest’anno si celebra il bicentenario della nascita di Anita. Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva nacque in Brasile, in una frazione di Laguna, nello stato di Santa Caterina, il 30 Agosto 1821. Anita fu la terza di dieci figli, ricevette un’educazione elementare, ma dimostrò sempre intuito e intelligenza. Amante della natura e della libertà, in giovane età imparò anche a cavalcare. Quando il padre morì, la famiglia Ribeiro cadde in povertà e la madre, per avere meno bocche da sfamare, fece sposare Anita a soli 14 anni con Manuel Giuseppe Duarte de Aguiar, un ciabattino molto più vecchio di lei ma di condizione agiata. Poi del marito non si ebbero più notizie, forse morì in un naufragio durante una battuta di pesca. Quando nel 1839 Garibaldi sbarcò nel porto di Laguna al seguito delle truppe indipendentiste del Rio Grande del Sud, fu amore a prima vista. Nel 1840 nacque il loro primo figlio, Menotti. Qualche anno dopo i due si sposarono ed ebbero altri tre figli: Rosita, che morì a soli due anni, Teresita e Ricciotti. Da quel momento Anita e Garibaldi affrontarono numerose battaglie insieme. Quando il marito tornò in Italia a combattere per l’indipendenza della sua patria, a Roma, Anita, incinta del quinto figlio, lo raggiunse e insieme fuggirono verso Venezia. Durante la trafila, Garibaldi e i suoi uomini furono costretti a sbarcare sulla spiaggia di Magnavacca, oggi Porto Garibaldi, per sfuggire agli austriaci e per far riposare la moglie gravemente malata. Qui il gruppo si divise per non dare troppo nell’occhio. Anita, Garibaldi e il fedele amico Maggior Leggero furono portati da Nino Bonnet, patriota comacchiese, in una bassa capanna di canna palustre distante pochi centinaia di metri. Gli altri compagni dirottarono gli austriaci dalla parte opposta ma furono catturati e morirono fucilati. La via per Venezia era bloccata e Bonnet propose di dirigersi verso il ravennate. I tre fuggiaschi vennero trasportati con una ‘batana’, tipica imbarcazione di valle, fino all’argine sinistro del Po di Primaro (oggi fiume Reno) e da qui si diressero verso la fattoria Guiccioli presso Mandriole. Il 4 Agosto del 1849 alle ore 20 Anita morì, probabilmente di malaria. Il corpo venne sepolto provvisoriamente nei pressi della fattoria. Dieci anni dopo il marito tornò a prendere i resti dell’amata e li trasferì a Nizza. Oggi Anita riposa a Roma, nel monumento a lei dedicato sul Gianicolo. In onore dello sbarco della famiglia Garibaldi, il 13 Aprile 1919 il paese di Magnavacca cambiò nome in Porto Garibaldi, dedicando una via del paese a ogni protagonista di questa avventura. Dopo aver festeggiato i 100 anni da questo avvenimento, oggi il paese si prepara a celebrare Anita. © RIPRODUZIONE RISERVATA