«Una gara che fa crescere i nostri scolari»

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di Annamaria Senni

Mirco Coriaci, segretario generale di Confcooperative Romagna, i giovani attraverso il campionato di giornalismo stanno comunicando col mondo, dialogano, progettano il domani, perché è importante dar loro voce? «Dar voce ai ragazzi è importante a prescindere dalla situazione che si sta vivendo. Oggi più che mai, in un momento in cui le forme di contatto sono mediate e non spesso gli strumenti informatici vengono utilizzati in maniera corretta, bisogna dar modo ai giovani di confrontarsi tra loro e di utilizzare strumenti di comunicazione corretti, ufficiali e seri, creati da professionisti. Questo ha fatto il campionato di giornalismo. La costruzione dell’informazione è un’arte, e vogliamo dar modo ai giovani di capire quale sia l’informazione giusta e come si costruisce un’informazione trasparente». Quale può essere il pericolo dei social? «L’informazione che si può ritrovare su alcune forme di social può essere (ovviamente senza generalizzare e solo in taluni casi) uno sproloquio in capo a un singolo. Dare la parola ai giovani permettere loro di creare una voce, la loro voce, in maniera strutturata, con una dovizia di attenzioni e di particolari. Noi sappiamo che l’informazione costruisce, ma la stessa informazione, quando è sbagliata, distrugge». Nei temi trattati dai ragazzi quest’anno sono emersi anche i disagi vissuti, legati alla crescita ma anche a quest’anno di pandemia. Scrivere li può aiutare a superare le difficoltà? «Indubbiamente la scrittura permette di esternare dei sentimenti che una volta messi neri su bianco (poco importa che sia il nero del monitor o il nero dell’inchiostro sulla carta) sono più facili da comprendere e da elaborare. La scrittura è un grande strumento utilizzato anche in alcune forme di terapia e credo che questa terapia, nel campionato di giornalismo, sia indubbiamente una medicina contro l’isolamento, contro la solitudine interpretata come forma individualistica di affrontare le cose. Scrivere fa bene, e forse questa forma di terapia ha prodotto anche dei capolavori. Non so se sarà il campionato di giornalismo di quest’anno a licenziare un best seller, ma di sicuro avrà la funzione di riconcentrare su temi comuni importanti i nostri giovani, studenti di questa epoca un po’ sfortunata». Oltre all’appoggio delle scuole, dei docenti, la fiducia del giornale, non è mancato in questo campionato di Giornalismo il sostegno di imprese come Confcooperative: cosa fate per stare a fianco dei ragazzi? «Il ruolo di Confcooperative è di mettere a disposizione dei giovani l’esempio delle imprese associate e di mettere in campo dei percorsi formativi in cui ci cimentiamo anche in prima persona direttamente all’interno delle scuole oppure attraverso dei meccanismi comunicativi, per mezzo dei nostri portali. Quello che facciamo è insegnare ai ragazzi una modalità diversa di fare impresa: invece che aggregare il valore in capo a pochi, insegniamo a distribuire tra tutti il valore che si produce, grande o piccolo che sia». Cos’è cambiato nel dialogo tra i ragazzi? «Sostanzialmente sono cambiati gli strumenti attraverso cui dialogare: dalla piazza, al bar, alla panchina lungo il viale, siamo passati ad altre forme di piazze e di luoghi di incontro, molto spesso non fisici, molto spesso mediate da dei nickname o da dei profili che magari vanno a rappresentare una persona invece che un’altra. Credo che i nostri giovani debbano e possano insegnare, a noi ‘grandi’, delle modalità diverse di vedere la vita, sia quella quotidiana, che quella lavorativa. Penso che ci siano tante cose che possano trasmetterci anche per farci cambiare il punto di osservazione». E come farci ascoltare da loro? «Nello stesso tempo i ragazzi hanno anche l’obbligo di ascoltare quelli più grandi, di ascoltare il loro racconto per poterlo portare all’interno di quei valori che hanno fatto grande il nostro territorio e che sono valori al di fuori dei tempi e al di fuori delle mode: i valori di base, della coabitazione, della dignità, dell’onore, della legalità che credo debbano appartenere sicuramente ai sistemi imprenditoriali sani e anche a uno stile di vita che ha fatto della Romagna un grande territorio, un territorio in cui vale la pena vivere». Nelle foto il segretario di Confcooperative provinciale Mirco Coriaci e gli scolari ad una premiazione del campionato di giornalismo promosso dal Resto del Carlino in una edizione prima della pandemia. © RIPRODUZIONE RISERVATA