Chiuse in casa con un uomo violento

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La pandemia ha acuito situazioni già esistenti, come la violenza contro le donne e il femminicidio fra le mura domestiche. Quando in una coppia le cose vanno bene, il confinamento in casa per lunghi periodi può rafforzare il rapporto. Ma, quando ci sono tensioni o addirittura relazioni violente tutto può precipitare. Tra marzo e dicembre 2020, a livello nazionale, le richieste di aiuto al 1522 del Dipartimento le Pari Opportunità dedicato alla violenza sulle donne e allo stalking sono aumentate del 71,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel 2020 in totale sono state 81 le vittime di femminicidio e nel solo periodo gennaio-ottobre oltre tremilatrecento le denunce per stalking. «Una pandemia ombra»: mette in evidenza Antonio Piccolo, vicepresidente e fondatore dell’Associazione Casa di Rosanna a Ercolano, coordinatore del progetto Alveare Rosa, a tutela di donne vittime di violenza. «La casa, dove tutti crediamo il posto migliore per essere al sicuro – dice Piccolo – è il centro di un fenomeno che prima di diventare un atto criminale e condurre a gesti estremi, passa per una normalità apparente fatta di stereotipi di genere, dislivelli di potere, ingiustizie quotidiane e dinamiche di controllo sulle donne». Per questo alla Galilei i ragazzi e le ragazze seguono percorsi di Educazione all’affettività. «I violenti – prosegue Piccolo – sono persone deboli con problematiche irrisolte. Provengono da diverse realtà socio-culturali. Solo l’8 per cento fa uso abituale di alcool e droghe. Sono uomini fragili, tormentati da un’angoscia interna, che vogliono dominare. Nella coppia la violenza non arriva all’improvviso. Aprirsi alle associazioni del territorio per interrompere l’alternarsi di paure e riappacificazioni, inganni e calma fittizia è molto importante. Un margine per ‘curare il violento’ e tenere la famiglia unita». I dati sono sconcertanti. La paura di subire una violenza peggiore, non essere creduta, la convinzione di non poter badare più a se stessa causa l’autostima distrutta, fino al timore di vedersi strappare i figli sono le cause di silenzio e sopportazione. «Ad oggi sono circa duemila bambini orfani di femminicidio. Durante la pandemia la Canadian Women’s Foundation ha lanciato un segnale in codice per chiedere aiuto, nel caso in cui si stia subendo violenza domestica, quasi un saluto: le quattro dita chiuse verso l’alto ed il pollice piegato verso il palmo». Marta Grandi III F