Una volta sognai: il diritto a una vita dignitosa

Per leggere la pagina clicca qui

I diritti umani si basano sul rispetto nei confronti dell’individuo. La loro premessa principale è che ogni persona è un essere morale che merita di essere trattato con dignità. Sono chiamati diritti umani perché sono universali. Mentre alcune nazioni o singoli gruppi godono di diritti specifici che si applicano esclusivamente ad essi, i diritti umani sono i diritti che appartengono ad ogni persona semplicemente perché è viva, indipendentemente da chi sia o da dove provenga. Tuttavia molte persone, se si chiede loro di menzionare i propri diritti, citeranno soltanto la libertà di parola e di fede o pochi altri. Non c’è dubbio che questi diritti siano importanti, ma il raggio di applicazione dei diritti umani è molto vasto. Significano: potere di scelta e opportunità, libertà di ottenere un lavoro, di intraprendere una carriera, di scegliersi il proprio compagno di vita e di crescere i propri figli.Una delle problematiche più discusse ai giorni nostri a livello nazionale e mondiale, almeno lo era prima della pandemia, è l’immigrazione, ovvero il diritto ad una vita diversa infatti l’immigrazione è lo spostamento di popoli da un paese ad un altro, in cerca di lavoro o di migliori aspettative di vita. Negli ultimi anni a causa delle guerre e della tensioni l’Italia e l’Europa hanno subito una grande crescita delle immigrazioni, nell’ultimo rapporto Ismu si stima che al 1° gennaio 2020 gli stranieri presenti in Italia siano 5.923.000 su una popolazione di 59.641.488 residenti (poco meno di uno straniero ogni 10 abitanti). Tra i presenti, i residenti sono circa 5 milioni (l’85%), i regolari non iscritti in anagrafe sono 366mila, mentre gli irregolari sono poco più di mezzo milione (517mila, -8,0%, rispetto alla stessa data del 2019). Nel 2020, l’anno segnato dallo scoppio della pandemia Covid-19, si registra un aumento degli sbarchi (34mila), dopo due anni di diminuzione (23mila nel 2018 e 11mila nel 2019). Calano invece le richieste d’asilo che nel 2020 sono state 28mila (contro le 43.783 del 2019). Nonostante la forte presenza di questo fenomeno c’è molta ignoranza sull’argomento, in tanti infatti non sanno che spesso i migranti partono lasciando casa e famiglia e tutto quello che possiedono, a causa di guerre o situazioni molto difficili. Le guerre, le dittaure, le ingiustizie provocano condizioni di miseria, e non accogliere queste persone che fuggono, porta a galla l’egoismo che caratterizza l’uomo. Consideriamo poi che gli immigrati arricchiscono culturalmente un paese, e spesso rappresentano anche forza lavoro; pensiamo infatti che l’America, una delle più grandi potenze mondiali è costituita da immigrati. Tra il XIX e il XX secolo infatti quelli che emigravano verso le Americhe eravamo noi. Infatti gli italiani si imbarcavano per la “Merica” (Stati Uniti, Argentina, Brasile, Canada, Venezuela) o per l’Australia, o svalicavano le Alpi diretti in Francia, Svizzera, Germania, Belgio ed Inghilterra. E come oggi anche noi italiani fummo vittime di gravi naufragi come “L’Ortigia” che il 24 agosto 1880 affondò al largo della costa argentina provocando la morte di 149 emigranti. Nel 1884 la nave italiana Brazzo che aveva imbarcato 1333 poveri emigranti, stipati a bordo come animali da macello, fu vittima durante la traversata nell’oceano, dello scoppio del colera che provocò 20 morti. Per questo motivo, la nave fu respinta a colpi di cannonate prima di entrare nel porto di Montevideo in Uruguay. Nel 1888 sulla nave italiana Carlo Raggio durante un lungo viaggio con a bordo 1851 dei nostri emigranti, ospitò 18 persone che in seguito morirono di fame. Sulla stessa nave nel 1894 morirono per asfissia 27 emigranti e si ammalarono più di 300 passeggeri. Da questo si intuisce come una volta gli emigranti eravamo noi, i nostri bisnonni, i nostri nonni e Ed anche se questo è il motivo per il quale dovremmo essere i primi ad accogliere gli immigrati in difficoltà. Uno dei tanti esempi di naufragio avvenuto nel nostro mare è quello del 3 ottobre 2013, che vide morire ben 366 migranti. Subito dopo la tragedia nacque il “Comitato 3 ottobre” e qualche mese dopo partì l’operazione “Mare nostrum”, ed insieme salvarono centinaia di migliaia di immigrati. Purtroppo però i morti sono ancora tantissimi, da quel triste giorno ad oggi circa 11.500. D’altra parte, chi sostiene l’ideologia di non accogliere gli immigrati, considera quest’ultimi invasori con la paura che questi possano rubare il lavoro o portare violenza. La paura della diversità è senz’altro la prima motivazione. Mentre l’unico ostacolo che non ci permette di dargli asilo è che bisogna garantire loro un certo tenore di vita e questo comporta delle spese, spazio e ricchezza di risorse; pertanto uno stato da solo non sarà mai pronto per accogliere i profughi e gli emigranti provenienti da tutto il mondo. La cosa interessante è che l’Italia non è il porto preferito dei migranti, a differenza di quanto si pensi: il nostro stato infatti non è quasi minimamente interessato all’immigrazione via terra, che riguarda di più il Nord Europa, ma solo a quella via mare perchè più facile da raggiungere. La strada che noi riteniamo sia giusta è quella dell’accoglienza, ma con senno: accoglienza intelligente regolando gli ingressi, offrendo servizi sul territorio senza ammassare le persone, onde evitare la privazione della vita che i migranti sperano di trovare. Caro mondo è ora di fare un passo avanti!