Il mondo ideale di Nelson Mandela

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Nella lingua afrikaans il termine apartheid significa “separazione” e indica la rigida divisione razziale che regolava le relazioni tra la minoranza bianca e la maggioranza non bianca dell’intera popolazione. Diverse leggi hanno messo in piedi il sistema, una delle più ‘esclusive’ prevedeva una serie di provvedimenti tesi a rendere più difficile ai neri l’accesso all’istruzione, pensando ad oggi e alla didattica a distanza la situazione rende la legge ancora più ridicola. Fare scuola a distanza è difficile ed il valore della scuola cresce nella misura in cui cresce, in noi ragazzi la voglia di ritornare sui banchi, insieme, tutti insieme e con tutti i nostri colori. «Ho lottato contro il dominio bianco e contro il dominio nero. Ho coltivato l’ideale di una società democratica e libera nella quale tutti potessero vivere uniti in armonia e con pari opportunità. È un ideale per il quale spero di poter vivere e che spero di ottenere. Ma se necessario, è un ideale per il quale sono pronto a morire» questo dice Nelson Mandela. E’ stato il primo presidente nero della Repubblica Sudafricana, ha lottato per il suo ideale di democrazia e libertà e soprattutto si è battuto per i diritti dei neri in Sudafrica, passando anche 27, lunghissimi, anni in prigione. E’un gigante del nostro tempo e, all’inizio degli anni ‘90 della lotta all’Apartheid e, per questo, ha ricevuto anche un premio Nobel per la pace nel 1993. Oggi però, si parla ancora di razzismo: è ancora presente e diffusa una mentalità che penalizza persone ancora prima di essere conosciute, che emargina uomini e donne solamente per il diverso colore di pelle, di religione, di scelte sessuali. È un reato e un’offesa alla cultura, una delle tante forme in cui si manifesta l’ignoranza di alcuni uomini, anche negli stati tra i più sviluppati al mondo come il nostro ad esempio. Nel nostro secolo, non dovrebbero più esserci episodi di violenza razziale ma il razzismo esiste e si manifesta sempre più spesso. Tutti gli esseri umani hanno la stessa origine ed essendo tutti uguali dovremmo avere stessi diritti e gli stessi doveri non meritiamo di essere classificati, nessuno lo merita se, anche dagli studi basati sulla genetica, dimostrano che il concetto di “razza” è inesistente e chi lo usa per discriminare è colpevole due volte. Devì Conti, Miranda Gennari, Jennifer Martone, Lucia Montebelli, Emma Pratelli, Sara Savoretti III B