«Femminicidi, i tragici effetti del lockdown»

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La violenza sulle donne sta esplodendo sempre di più, anche a causa del lockdown. Il 25 novembre scorso, in occasione della giornata sulla violenza alle donne, è stata definita “un’emergenza nell’emergenza” che cresce all’interno delle case, nel web, ma che si trova anche in altri settori come il lavoro, la politica, lo sport… Il termine “femminicidio” identifica l’uccisione di una donna ma questo è solo il tragico epilogo: spesso prima di arrivare a questo “atto finale” vengono commesse altre violenze fisiche, verbali e psicologiche, spesso anche per mesi o anni. “Femminicidio” implica quindi un odio verso l’universo femminile “proprio perché tale”. L’Istat scrive che quest’anno il numero di omicidi è stato di 131 rispetto ai 161 del 2019, ma è salito il numero di femminicidi tanto da arrivare al 40,6% rispetto al totale. La pandemia quindi ha portato in Italia un calo degli omicidi ma ha portato a un aumento di violenze sulle donne. Gli autori sono uomini (mariti, fidanzati o ex) e scendendo nello specifico l’89% delle violenze avviene in ambito domestico, questo perché le donne sono state costrette a passare più tempo con i loro aggressori, dunque è diventato più difficile chiedere aiuto. Inoltre si sono persi i rapporti con altre persone al di fuori della propria abitazione e comunque telefonare è complicato in quanto l’aggressore può sentire la conversazione. Leggendo gli articoli o sentendo le notizie al telegiornale che parlano di questi fatti spesso viene data una causa alla violenza subita: gelosia, confusione mentale, disperazione sentimentale, eccesso d’amore… come quasi ci fosse una “giustificazione” alla violenza e una “colpa” da parte di chi la subisce. Le parole infatti sono importanti. E’ importante parlarne anche a scuola, deve cambiare anche la mentalità. Purtroppo infatti sempre più sono coinvolti non solo gli adulti ma anche gli adolescenti. Classe 3ªA Scuole Aldo Moro