Le parole gentili ci fanno stare bene

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«La parola può essere un’arma molto potente: può trasformarsi in un cannone che infligge ferite che non sanguinano ma fanno soffrire profondamente. Le parole hanno un peso ed un valore per chi le pronuncia e per chi le ascolta». Questa è la lezione più importante che lo scrittore, giornalista, attore e comunicatore Diego Mecenero ci ha lasciato durante l’incontro del 4 febbraio in collegamento con tutte le classi delle scuole secondarie del nostro Istituto comprensivo di Monte Urano. Nel suo intervento, Mecenero è partito dall’etimologia della parola bullo che, non a caso, contiene in sé il termine inglese «bull» toro, animale noto per la forza di cui si vanta gonfiando il petto. Il bullo, esattamente come il toro, è solito darsi delle arie e agire trasportato da irruenti emozioni: prova stati d’animo che non sa esprimere e a cui non sa dare un nome e, come ha sottolineato il nostro ospite «un’emozione senza nome resta un fantasma senza volto.» Da qui la riflessione sull’importanza delle parole: grazie ad esse riusciamo a dare forma al nostro pensiero. Utilizzando vocine buffe e gesti simpatici, ci ha addestrati a non essere bulli, a non partecipare al gruppo che supporta il bullo, a capire quando ci si deve ribellare e come è possibile far emergere il buono che c’è in ogni persona cancellando l’idea che sofferenze ed insicurezze si vincano con la supremazia sull’altro. L’invito più prezioso che ci ha rivolto è stato quello di «parlare, parlare, raccontare, riuscire a chiedere aiuto, denunciare senza timore i propri mali e le proprie difficoltà, le prevaricazioni subite, perché ciascuno di noi ha diritto a sentirsi compreso, accolto, per superare la solitudine e trovare una via d’uscita». Questa giornata ha dato il via alla nostra riflessione sull’importanza delle parole e soprattutto sul potere di quelle gentili. Abbiamo rovesciato il punto di vista: ci siamo concentrati su quelle che ci fanno stare bene o ci aiutano a sentirci meglio nei momenti più difficili. La prof di italiano ci ha guidati in questo percorso invitandoci a scrivere nel nostro taccuino, le frasi che vorremmo sentirci dire dai compagni e cosa vorremmo dire loro per la prima volta. Ci ha esortati a scovare le espressioni più «gentili» contenute nei libri letti, ad individuare le parole più efficaci per disinnescare la violenza verbale e non solo. Da qui l’idea ed il proposito di allenarci ad essere gentili nei confronti degli altri. Abbiamo definito questa iniziativa: «lo sport di classe» e, come tutte le squadre, abbiamo scelto il nostro nome «La Gang dei gentili». Classe I C