Don Rodolfo sopravvissuto alle SS

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Da una ricerca scolastica dedicata all’albero genealogico di ciascun studente, sono emerse alcune testimonianze sulla II Guerra Mondiale. Tra queste è emersa una nuova verità su don Adolfo Bernardi, parroco di Fragheto, piccolo borgo di Casteldelci in alta Valmarecchia. Il prete non era neppure trentenne quando, il 7 aprile 1944, i soldati di Hitler incendiarono il suo paese e uccisero 30 civili. Questo solo perché, in un precedente scontro armato con i partigiani, avevano perso 3 uomini. Il sacerdote, accusato di aver dato ospitalità nella notte precedente a un gruppo di partigiani e di averli sostenuti, venne arrestato, torturato e condotto a Meldola, dove operavano le SS tedesche, per essere giudicato e eventualmente condannato. Qui venne tenuto prigioniero in condizioni drammatiche per 15 giorni, poi fu liberato con il divieto di ritornare a Fragheto. Per molto tempo, fin dopo la sua morte, non si seppe con certezza la motivazione di questa decisione: perché venne liberato? Quando fu possibile consultare gli archivi storici segreti di Meldola, gli interrogativi sulla vicenda aumentarono perché, dopo una lunga e accurata ricerca, il nome di don Adolfo Bernardi tra quei documenti non appariva. Solo qualche anno fa, un anziano sacerdote amico di don Adolfo che rivelò a un parente la verità. Don Adolfo gli avrebbe rivelato che, se era ancora in vita, era «grazie a un ufficiale tedesco» che si era convinto della buona fede del prete riguardo l’eccidi. Tutte le prove erano contro di lui, e i colleghi tedeschi dell’ufficiale lo avrebbero condannato a morte. Considerata anche la situazione bellica ormai compromessa e forse dopo un esame di coscienza, l’ufficiale distrusse tutte le prove della presenza di don Adolfo a Meldola e lo liberò, con il divieto di ritornare a Fragheto. Così avvenne. Si rifugiò per alcuni mesi a casa dei suoi genitori a Maciano di Pennabilli e fu sostituito per la celebrazione dei sacri riti a Fragheto dal fratello don Gaetano, parroco a Montefotogno e a Tausano. Appena terminato il conflitto, don Adolfo riprese servizio a Fragheto dove, lavorando duramente insieme ai parrocchiani superstiti, si adoperò per la “ricostruzione”. Il vescovo più volte gli propose il trasferimento in parrocchie vicine a Pennabilli, dove insegnava in seminario, perché era un eccellente maestro di matematica, fisica, musica, letteratura. Ma lui era solito rispondere: «Da una nave in avaria è il capitano a scendere per ultimo». Era ancora parroco di Fragheto quando il 12 agosto 1998 morì. Giulia Di Angelo con la collaborazione di Chiara Paesani e Asia Vandi III A