Contro la fame nel mondo usiamo gli insetti

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La globalizzazione è un fenomeno che interessa tutti i Paesi del mondo: si tratta della diffusione su scala mondiale di tendenze, idee e stili di vita. Quando si parla di globalizzazione bisogna anche pensare agli effetti sul cibo. Fino a pochi anni fa uno degli elementi caratterizzanti dei diversi Stati era la cucina: ogni comunità aveva la propria tradizione culinaria e chi partiva per un paese lontano si chiedeva cosa avrebbe mangiato. Questa domanda ora non ha più senso perché la globalizzazione ha investito anche il settore culinario, riducendo le differenze. Oggi potremmo chiederci: «Cosa si mangia ad Hong Kong?». La risposta sarebbe: «Le stesse cose che si mangiano a Parigi!». La globalizzazione infatti sta rendendo sempre più simili gli stili alimentari del mondo. Basti pensare che in ogni nazione più di due terzi delle derrate alimentari consumate ha origine in altre aree geografiche, spesso molto lontane. Di questo passo in futuro nessun Paese avrà una dieta composta interamente da cibi locali e la biodiversità andrà quindi a scomparire, così come accadrà alla varietà alimentare. Ci sono molte iniziative per trovare un accordo con l’ambiente e allo stesso tempo risolvere il problema della fame nel mondo, ma alcune di esse sono poco convincenti. Se la situazione dovesse diventare critica, un aiuto potrebbe arrivare dalla Norvegia. Nelle isole Svalbard vi è una gigantesca cassaforte scavata nel ghiaccio che contiene una delle risorse più preziose per la biodiversità del pianeta: i semi. Questo particolare progetto è finanziato dalla Fao e dall’Onu e sostenuto da diverse associazioni in tutto il mondo. Un’altra soluzione è più vicina di quanto si possa pensare: gli insetti. Se non siete convinti, ecco alcune considerazioni che potrebbero farvi cambiare idea. Mangiamo insetti da sempre: durante i processi di lavorazione degli alimenti, infatti, frammenti di insetti finiscono nel nostro cibo. In Europa, inoltre, gli insetti venivano consumati già nell’antichità. Oggi, la loro produzione provoca poche emissioni in quanto si tratta di animali a sangue freddo. Il loro allevamento e la loro lavorazione, infine, garantirebbero nuovi posti di lavoro. Per ora, a livello globale, gli insetti più consumati sono coleotteri, bruchi, cavallette, locuste e grilli. Come disse Kennedy: «Il cambiamento con tutti i rischi che comporta, è la legge dell’esistenza». Il mondo è pronto ad evolversi, e tu? 3A: M. Alvoni, A. Andreazza, M. V. Bellini, C. Billi, G. Butucel, M. Carrattieri, G. Chiarenza, E. Fava, F. Ferraro, A. Fontana, S. Gambera, F. Gubellini, C. Iaquinta, L. Maffeis, M. Magli, A. Mencarelli, S. Menegatti, R. Negrini, C. Procopio, W. Qiu, A. Ricci, P. Rossi, G. Tona, A. Toselli, A. Ying, S. Zhan, S. Zheng. Prof.ssa G. Rosi. Scuole medie Salesiani