Willy, morto per difendere un amico

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Insieme alla prof abbiamo parlato di Willy Monteiro Duarte, un ragazzo di 21 anni che, la sera del 7 settembre nella cittadina di Colleferro, è intervenuto per aiutare un amico che stava per essere picchiato da un gruppo di balordi. Quella sera Willy ci ha rimesso la vita. I colpevoli sono stati i fratelli Bianchi, dei ragazzi pieni di sé, sbruffoni, già noti poiché se ne andavano in giro per la città ostentando abiti e macchine di lusso. Il loro unico scopo era farsi temere dagli altri. Comportandosi così, certi ragazzi screditano anche le loro famiglie, perché viene da chiedersi cosa i genitori abbiano loro insegnato. Willy, invece, ci ha insegnato molto. Quanti avrebbero agito come lui? Ci ha commosso la lettera con cui sua madre ha ripercorso la loro vita insieme, raccontando i momenti difficili e quelli più belli. Willy aveva tanti sogni e insieme a sua madre aveva fatto molti sacrifici. Ci siamo commossi davvero quando la mamma ha scritto in una lettera «io resterò qui ad aspettarti, perché sono una mamma e la mamma ti aspetta anche quando sa benissimo che non tornerai». Così Willy ci ha fatto ricordare anche quanto sia bello avere dei genitori che ci amano e che ci guidano, seppure tra mille rimproveri. Potrebbe sembrare banale ma, leggendo di Willy, sentivamo una voglia anzi, un bisogno, di tornare a casa per abbracciare forte mamma e papà. Abbiamo fatto delle ricerche sul conto dei fratelli Bianchi: siamo andati a visitare i loro profili Instagram e abbiamo notato che, sotto la foto di un giornale che parlava negativamente di loro, uno dei due aveva scritto: «Sono famoso». Ci è tornata allora in mente la spiegazione della prof. in merito alla parola «nichilismo». Nei media è stata data la colpa ai vari partiti politici o addirittura agli sport di autodifesa come l’Mma, solo perché praticato da quei disgraziati. Secondo noi, invece, nulla di tutto questo c’entra: tutta quella violenza credo nasca da forti disagi familiari, da traumi e violenze che, forse, quei ragazzi hanno vissuto durante la loro infanzia. Tutta quella cattiveria, pensiamo sia originata dalla mancanza di valori religiosi oltre che civili. Se poi a tutte queste carenze aggiungiamo tutto ciò che di male i social spesso propongono, ecco venire fuori un «mostro» e non un uomo. Ma Willy non era così: era una buona e brava persona che non ha esitato a sacrificare la sua vita per salvare quella di un amico. Questo sì che è un eroe, senza muscoli, collane dorate né tatuaggi, ma ricco di un cuore «forte» di amore.

Classe III A