Dalle proteste di piazza Tienanmen alle bare dei morti per Covid di Bergamo: le immagini che fanno la storia

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Quante volte ci sarà capitato di guardare alcune fotografie, anche di eventi spiacevoli verificatesi in passato, come le guerre, e di immaginarci una serie di circostanze attorno a quel frangente, catturato in un secondo. Quante volte una foto ha attirato la nostra attenzione, facendoci rimanere paralizzati, gli occhi, fissi in un punto, che cercavano di scrutare oltre quel semplice click, di vedere cosa ci volesse raccontare quell’attimo. Le fotografie sono come macchine del tempo. Non c’è altro modo per spiegarlo. Una singola immagine ci può catapultare in un luogo o in un momento al punto tale che pare di toccarli, di riviverli. Spesso le foto sono riuscite a parlare meglio di qualsiasi parola, a spiegare ciò che sarebbe stato impossibile da immaginare alla mente, sono riuscite a farci avere i brividi anche quando non era necessario, come lo scatto che rappresenta il bacio tra un marinaio americano e una giovane donna, da sempre simbolo della fine della prima guerra mondiale. E come dimenticare l’immagine che ritrae i carri armati aprire il fuoco contro gli studenti universitari, giunti, nel 1989, nella piazza di Tienanmen, per chiedere, pacificamente, maggiori libertà, divenuta simbolo della «democraticissima» repubblica popolare cinese? Durante la pandemia grazie alle foto mostrate alle persone per mezzo dei social o dei telegiornali, è stato fatto comprendere, almeno in parte, alla gente, cosa succedeva negli ospedali, ormai al centro dell’obiettivo. E’ passato un anno dallo scatto ambientato nelle strade di Bergamo, occupate dalle bare dei morti causati dal terribile virus che condiziona la nostra vita. Questa foto ha fatto il giro di tutta Italia, terrorizzando chi era costretto da mesi a restare chiuse dentro la sua ‘tana’, e senza contatto con il resto del mondo. Più recente è la foto dell’infermiera, distrutta delle ore di lavoro nell’area Covid, accasciata sulla tastiera del suo computer. Anche questa immagine ci ha fatto comprendere quanto la situazione all’interno degli ospedali e non solo fosse critica, quanto questo virus stesse spezzando la nostra vita, rendendola un incubo. Le foto sono da sempre, dunque, il modo migliore per far capire le cose come stanno realmente, sono riuscite a rappresentare scene terribili come rivoluzioni o pandemie, ma spesso hanno anche ripreso momenti di festa , come la fine di una guerra, speriamo quindi che presto riusciremo a vederne una sulla fine del dolore portato dal Covid-19.

Chiara Mandolesi III C