La colonna sonora della nostra vita

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Nella nostra vita la musica ha un ruolo importante: ne sentiamo il bisogno quando siamo tristi e quando ci annoiamo, ma anche nei momenti felici. Senza, si ha l’impressione che manchi qualcosa. «Ogni momento della nostra vita – afferma Pietro – è accompagnato da una canzone o da una melodia; ascoltarla ci riporta indietro nel tempo e fa rivivere vecchie emozioni. Durante la gravidanza mia mamma ha partecipato a corsi di musicoterapia, per cui si può dire che ascolto musica fin da quando non ero ancora nato» In questi periodi di lockdown essa è entrata ancor di più nelle nostre vite, aiutandoci a resistere e a tenere alto il morale. All’inizio è stata capace di generare fratellanza tra le persone (pensiamo ai canti di gruppo con i vicini); col trascinarsi delle settimane questo effetto è svanito, ma la musica ha continuato ad aiutare. C’era chi ascoltava canzoni, chi faceva balletti su TikTok, chi cantava a squarciagola nella sua stanza fino a disturbare i vicini. «Hanno acquistato un valore particolare – commenta Bianca – le canzoni che parlano di baci, abbracci, di contatto, perché ci ricordano qualcosa che al momento non è consentito». Ci rivolgiamo alla musica per tanti e diversi motivi: per trovare la concentrazione, per motivarci, per superare momenti tristi. Può darci l’ispirazione e la forza per fare cose che normalmente non riusciremmo a fare; quasi come una droga, mentre però la droga ti distrugge e ti trasforma in un’altra persona, la musica ha il potere di farti trovare te stesso. «La musica ha un ruolo fondamentale nella mia vita – spiega Aurora – perché spesso mi capisce meglio delle persone. Quando ascolto le canzoni di alcuni cantanti, sembra quasi che mi conoscano e che abbiano scritto quel pezzo proprio per me. Mi rifugio nella musica quando, nella vita di tutti i giorni, gli altri pensieri mi sovrastano e ho bisogno di ritrovare il controllo. I miei genitori pensano che quando resto sveglia fino a tardi stia attaccata al telefono; non sanno che lo faccio per avere la pace interiore ed esteriore, ascoltando la musica con le cuffiette. È in quel momento che mi sento libera, perché la musica per me è uno sfogo, mi libera da tutti i problemi anche col farmi piangere». «Aiuta a vivere meglio – aggiunge Bianca – sia i momenti belli che quelli brutti». L’aiuto della musica è prezioso anche per trovare un’intesa con gli altri e comunicare quello che abbiamo dentro. «La mia canzone speciale – confessa Lorenzo – è un brano che ho dedicato alla mia migliore amica: esprimeva quello che le volevo dire ma che non le riuscivo a dire». Ha il pregio di raggiungerci subito, in un modo immediato e coinvolgente come nessun’altra forma d’arte riesce a fare. «La melodia arriva subito al cuore e alla mente – spiega Pietro – ti fa capire se ti piace oppure no: è questo che è davvero importante». Nella musica non cerchiamo solo una distrazione, un bel ritmo che ci dia la carica mentre facciamo sport o altro: «Cerco un significato, una morale – interviene Elisa – come nelle favole, che se non hanno un messaggio non sono belle. Altrimenti non mi trasmette niente». Ciò non significa che la musica possa parlare solo di cose belle. Diverse canzoni sono state accusate di inneggiare alla criminalità e alla droga, o criticate per l’uso di parolacce; prima di criticare i gusti dei giovani d’oggi, come al solito, bisogna ricordare che simili accuse hanno colpito in passato dei brani che ora sono considerati dei classici. «È vero che ci sono canzoni dal testo volgare o aggressivo – sostiene Elisabetta – ma sono molto meno pericolose rispetto ai film, dove la violenza si vede, o ai videogiochi, dove la si utilizza. D’altronde, non è del tutto sbagliato conoscere la violenza che esiste nel mondo e nei rapporti tra le persone. Non utilizzarla, conoscerla. Fingere che il mondo sia bellissimo, tutto rose e fiori, non è la soluzione». «Non è sempre una questione di incoscienza o di superficialità – intervien Alessia – i contenuti forti vengono proposti anche da chi ha alle spalle una storia di violenza o di criminalità e vuole esibirli per far vedere di essere sopravvissuto a queste cose, al contrario di altri che non ce l’hanno fatta». Questo spiega anche il loro successo: non si tratta per forza di condividere il linguaggio o i valori di certe canzoni, ma di curiosità verso contesti di droga o criminalità che, fortunatamente, per noi sono lontani. « Penso che queste cose ci aprano un po’ gli occhi su com’è il mondo – conclude Alessia – e ci ricordino che in alcuni casi la vita reale è peggio di quella che siamo abituati a vedere». Ma, al di là delle polemiche, a volte ci chiediamo: quale sarà il futuro della musica che ascoltiamo? “Temo che la musica di oggi non regga il confronto con il tempo: ora la maggior parte delle canzoni va di moda solo per un’estate, mentre diverse canzoni degli anni ’70-’80 sono ascoltate ancora oggi. «Quanto resterà di quello che va di moda adesso?» riflette Bianca. Un’altra domanda è: quanto va perso della musica del passato? Bisogna ammettere che la nostra scelta spesso si limita ai generi più di tendenza come il rap o il pop: chi invece ascolta e apprezza anche la musica classica, ad esempio, lo fa perché è stato incoraggiato dai genitori o dai suoi insegnanti. Si potrebbe fare di più per fare incontrare ai ragazzi musica di generi diversi, invece di criticarli perché le canzoni che ascoltano “sembrano tutte uguali”. C’è anche un altro pericolo per la musica, quello di abituarsi ad essere solo dei “consumatori”. Saper ballare, cantare o suonare uno strumento comincia ad essere un privilegio di pochi perché i più sono spaventati dal tempo e dall’esercizio che richiede un corso serio. Eppure l’interesse e le soddisfazioni non mancano, «A settembre – racconta Stefano – ho iniziato a studiare chitarra classica; nonostante la paura di sbagliare mi divori, prevalgono le emozioni positive che provo quando suono. Molti che vorrebbero ballare o cantare si trattengono per timidezza davanti agli altri: se avessimo più occasioni per imparare ci sentiremmo più realizzati e più felici perché potremmo esprimere noi stessi senza la paura di essere ridicoli o fastidiosi per gli altri. La musica ci dà tanto, ma dobbiamo pensare anche a che cosa possiamo fare noi per lei, per promuoverla. Il futuro riserva delle sfide difficili, ma siamo fiduciosi: la musica è parte di noi, e lo sarà sempre». La classe 3E, Bianca, Pietro e Stefano della classe 1E di Roncofreddo