Cento, città di silenzio e gente che parla

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CENTO Il replicante di un famoso film recitava così: «Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi». Parliamo allora di questo, un momento di chiusura che mai avremmo pensato di vivere. Dopo più di un anno di ‘andrà tutto bene’ e disegni sui terrazzi, ci siamo messi la mascherina per tornare in classe. Pur restando alle regole il Covid-19 circola ancora per le strade, nelle case e nelle scuole della nostra città. Il 1° Marzo abbiamo dovuto ritornare in Dad a fare lezione con il computer. È stato un duro colpo per tutti noi. In questi giorni difficili siamo restati spesso a guardare alla finestra e abbiamo sentito il silenzio intorno, come se la nostra bella Cento si fosse addormentata. Con il suggerimento delle nostre maestre abbiamo deciso di non restare fermi e di intervistare i Centesi per raccogliere il loro pensiero e le opinioni riguardo a questo ripetuto lockdown. Le nostre interviste si sono rivolte a 3 fasce d’età: entro i 18 anni, tra i 30 e i 55 anni, oltre i 60 anni. Tre le domande poste ai nostri intervistati a cui abbiamo chiesto come stanno vivendo questo secondo lockdown, come vedono il loro paese e che cosa manca a loro di più. Nelle parole degli anziani abbiamo colto tanta emozione e tristezza per non poter stare con parenti e amici, andare al bar o alla bocciofila, far quattro chiacchiere al mercato del giovedì. Tra gli adulti alcuni hanno parlato di smartworking, ma altri hanno raccontato che il lavoro non ce l’hanno più. È faticoso e molti sono stanchi, ma tutti pensano che bisogna stare alle regole. Cento deserta e silenziosa non sembra più la città del Carnevale. In questi giorni il nostro paese si sarebbe riempito di gente e allegria, con vie piene di carri mascherati. Ai bimbi mancano i palloni nei parchi, giocare con gli amici in libertà, travestirsi tirandosi i coriandoli. Molti ragazzi dicono che la scuola a distanza è bella, ora però sono stanchi anche loro e vorrebbero tornare in presenza, uscire di sera e stare con gli amici. Cento viene descritta come vuota e silenziosa, senza più il solito traffico e il rumore che fa la gente in giro, nel Settembre Centese, durante il Carnevale. Questo rende tristi gli intervistati e anche noi. Abbiamo visto che le parole che ritornano di più sono: famiglia, salute compagnia, fiducia e speranza. Ci siamo fermati a pensare… che cos’è in fondo un paese? Non solo persone che abitano vicine, ma che vogliono vivere insieme, festeggiare e formare una comunità fatta di cose da fare, chiacchiere, eventi da ricordare. In questi tempi duri e difficili la raccolta di interviste, le fotografie scattate della nostra Cento e anche la scrittura di un articolo come questo, ci hanno permesso di riempire di senso quello che prima era solo un vuoto. I giornalisti della classe V B © RIPRODUZIONE RISERVATA