Mi chiamo Ishmael, sono un bambino soldato

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Nell’ambito del nuovo insegnamento di Educazione civica, abbiamo affrontato il tema dei diritti dei bambini, concentrandoci sulla figura dei bambini-soldato”. Dopo aver conosciuto questo grave problema attraverso alcune letture e alcuni video in classe, abbiamo provato a metterci nei panni di un bambino soldato e a scrivere una lettera immaginaria ad un ragazzo europeo come noi. Ciao cara Anna, Mi chiamo Ishmael e sono un bambino soldato. In realtà non ci conosciamo, ma l’Unicef, l’associazione che mi ha salvato, mi ha assegnato a te per darmi la possibilità di sfogarmi e di diffondere questo messaggio, quindi eccoci qua! Ringrazio con tutto il mio cuore questa associazione perché mi ha salvato dalle grinfie di alcuni militari che volevano rendermi un soldato, pur avendo solo dodici anni… Adesso ti racconterò un po’ di questa mia brutta esperienza per farti capire quanto io abbia sofferto fino ad ora… Tutto è iniziato quando mi hanno portato via dal mio villaggio ormai distrutto… Fui portato in un deposito, insieme a qualche membro del mio villaggio. All’arrivo, un militare ci impose di seguirlo, dopo averci intimoriti con alcuni spari verso il cielo; noi ubbidimmo e lo seguimmo sul retro, incontrando altri ragazzi nella nostra stessa situazione. Successivamente, ci fecero spogliare e ci dissero di indossare la nostra divisa militare. Ad un certo punto, notai che uno dei militari stava bruciando i nostri vestiti, comprese le cassette con la mia amata musica rap, la mia unica salvezza. In quel momento ero triste, ma allo stesso tempo arrabbiato, però dovevo calmarmi e non dare troppo nell’occhio, nonostante stessi soffrendo. Mi diedero un Kalashnikov. Mi tremavano le mani. Al solo pensiero che qualcuno sarebbe morto a causa mia, gli occhi mi si riempivano di lacrime, perché l’unica volta che avevo tenuto un’arma in mano era stata quando giocavo con le pistole di bambù costruite da me. Quest’esperienza mi ha insegnato molto sulla vita e mi ha fatto anche provare molte emozioni, tra cui terrore, rabbia, frustrazione, tristezza. Non auguro a nessuno tutto questo. Credimi se ti dico che è orribile, anzi terrificante. Grazie di avermi ascoltato, mi ha fatto piacere scriverti, pur essendo lontani e non conoscendoci affatto. Gli alunni della classe 2B prof Serena Valentini