La sonda Perseverance conquista Marte

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OSTELLATO Dopo 207 giorni e 475 milioni di chilometri percorsi nello spazio, la sonda Perseverance ha toccato finalmente la superficie del pianeta rosso. Le spese della Nasa per questa colossale impresa ammontano a 2,8 miliardi di dollari. Adesso, inizia la sua vera missione: quella di determinare la presenza di vita – passata o presente – e verificare se può rappresentare una possibile colonia umana per un vicino futuro in termini di condizioni climatiche, geologia del pianeta e possibilità di accedere a materie prime. La missione Mars 2020 è stata la settima missione statunitense sul suolo del pianeta rosso, in seguito a quelle di Curiosity e Opportunity e la seconda di quest’anno nel mondo (dopo la Emirates Mars Mission). Già nel luogo su cui è atterrato Perseverance, nel cratere Jazero, frutto dell’impatto del pianeta con un meteorite, alcuni astrologi credono che vi sia stata al suo interno dell’acqua 45 milioni di anni fa e, per verificare, la sonda prenderà un campione che tra dieci anni, tramite la missione Mars Sample Return dell’Esa e della Nasa, giungerà sulla Terra per essere analizzato. L’atterraggio della sonda non ha dato subito sicurezze agli ingegneri della Nasa, dato che Perseverance rappresenta una delle prime sonde automatiche della storia, tanto che uno di questi affermò, durante l’attraversamento dell’atmosfera di Marte, che quelli furono «sette minuti di terrore». In questi sette minuti, infatti, vi è stata la cosiddetta tecnica ‘Sky Crane’ (tradotta in italiano ‘la Gru in Cielo’), utilizzata anche con Curiosity, per cui, a 100 chilometri dal suolo, Perseverance si è allontanato dalla sonda madre e ha cominciato una sequenza di operazioni molto difficoltose per una sonda automatica che l’hanno fatta atterrare alle 21.55 con successo sulla superficie di Marte. Da lì, il silenzio. O meglio, la sonda ha comunicato con la Nasa tramite i suoi vari moduli, ma l’organizzazione non ha più fatto trasparire nulla e, passata l’eccitazione iniziale, ora è cominciata la parte più dura. Proprio come succede a scuola: scoprire di essere andati bene in una verifica è bello e liberatorio, però bisogna aver studiato, fatto i compiti e soprattutto, continuare a lavorare. Allo stesso modo, ora è il turno degli scienziati, chiusi nei loro laboratori che ci piace immaginare pieni di ammennicoli spaziali. Risulta incredibile pensarci, ma siamo anche noi là, sul pianeta rosso. E se da un certo punto di vista siamo ancora tutti chiusi in casa per via della quarantena, finché potremo, rimarremo a sognare fra le stelle. © RIPRODUZIONE RISERVATA