La guerra di nonno Romeo in una canzone

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Pietro Bandini ci racconta le proprie emozioni nello scrivere un brano ispirato alla vita del nonno durante la prima guerra mondiale: «Un’esperienza forte e commovente», dice. Contadino di mestiere e cantante per passione, Pietro Bandini ci ha accompagnato in un tuffo nel passato attraverso le vicende del nonno Romeo, giovanissimo soldato della Grande Guerra. La composizione narra della storia dell’avo e dell’amico Domenico Badiali che furono spediti a combattere la guerra di trincea sul monte Grappa. «Non ebbi purtroppo la fortuna di conoscere mio nonno. Lui e il suo amico Domenico erano nati nel 1899 e furono chiamati alle armi intorno all’anno 1917». Si trattava della chiamata di leva per i ragazzi diciottenni che furono i più giovani combattenti di tutta la Grande Guerra. Romeo, detto Quinzan, e Domenico, chiamato Piripaia, sono i protagonisti del brano musicale scritto da Pietro e ispirato alla melodia di una canzone americana. «Fin da piccolo i racconti mi hanno sempre affascinato. Tutti i racconti, finché non ho imparato a leggere. Amavo farmi raccontare anche le esperienze delle persone anziane, che trovavo e trovo tuttora molto interessanti». Non avendo mai conosciuto il nonno, Pietro si è dovuto rifare ai racconti del padre che hanno mantenuto vivo il ricordo di tali esperienze. «Al pensiero del nonno che da giovane combatteva per il suo Paese provo ancora tanta emozione», ci confida Pietro che spiega anche come i soldati, prima di un assalto, venissero spesso ubriacati per non essere consapevoli del pericolo cui andavano incontro. «Fortunatamente il nonno e il suo amico tornarono a casa sani e salvi. Non subito, però. Nonostante la guerra fosse terminata, i soldati dovettero aspettare parecchio prima di poter tornare dalle proprie famiglie, nella propria terra». Pietro ci racconta che il nonno, arrabbiatosi per questa situazione, salì su una botte per tenere un comizio agli altri soldati in cui denunciava l’ingiustizia di non essere stati ancora lasciati liberi di tornare a casa. Pietro continua il suo racconto parlandoci di Giacomo Donati, anch’egli giovane amico del nonno. «Conobbi invece Giacomo Donati, il quale, con la sua furbizia, durante la sua avventura al fronte riuscì a farsi ingaggiare come autista, trasportando perfino il famosissimo poeta Gabriele D’Annunzio, e perciò di guerra ne fece poca. L’ho conosciuto come amico di famiglia. Donati, infatti, era imbianchino, musicista e direttore del coro dove cantava mia mamma». Pietro prosegue il suo racconto mostrandoci il libro ‘Verificato per censura’, una raccolta di lettere dei soldati romagnoli, molti dei quali impararono a scrivere nelle trincee proprio per mandare notizie a casa. Qui si legge di un soldato che scrisse una lettera alla moglie: quando gli giunse la risposta dell’amata, l’emozione fu talmente forte che gli parve di sentire la voce della donna. Dai dolorosi ricordi di questi tempi, Pietro è riuscito a comporre la canzone che per un giorno ci ha fatto immergere nella storia del giovane Romeo, facendoci riscoprire una dimensione empatica ed emotiva che non emerge dai libri di storia: «È stata una forte esperienza comporre questo brano e rievocare i ricordi della guerra che, a parer mio, è proprio un’idiozia colossale». Classe 3^E Scuola media ‘Europa’ di Faenza