L’odissea dei migranti nei campi balcanici

Gli alunni della classe seconda della scuola secondaria di primo grado di Apiro hanno incontrato Giorgia Salvioni e Marco Pittori, che hanno raccontato la loro esperienza nei campi per i profughi di Salonicco. Il Comune di Apiro, infatti, ha aderito all’iniziativa «Jesi in Comune», attraverso la quale i due ragazzi si sono fatti promotori di un punto di raccolta di beni di prima necessità per i migranti delle rotte balcaniche, assiepati nell’inferno di ghiaccio di Lipa, nel nord-ovest della Bosnia. L’incontro è stato davvero interessante. Eravamo molto curiosi di ascoltare la loro storia, affascinati dalle loro attività. Le immagini mostrate hanno reso ancora più chiara e tangibile la testimonianza dei due ragazzi e hanno permesso di avere un’idea molto nitida della situazione di sofferenza e di disagio in cui si trovano queste persone, costrette a vivere in condizioni igieniche pessime, con poco cibo e in una situazione di attesa che può durare anche anni. Alla fine della loro presentazione, c’è stato spazio per molte domande. «I profughi – dicono Marco e Giorgia – vivono in condizioni pietose: in tende e container, dove ci possono essere anche più famiglie. Quando piove molto, il campo si allaga. Poi, una volta asciutto, si creano delle enormi pozze di fango. Il pasto è servito due volte al giorno ed è lo stesso per tutti, dai più piccoli ai più grandi. L’igiene personale è molto scarsa: c’erano in totale cinque docce e tre bagni per duemila persone, si poteva rimanere in fila anche per tre o quattro ore. Per questo, anche una semplice puntura di zanzara poteva diventare una grave infezione. L’acqua era sempre fredda». «Per cercare di migliorare la situazione – continuano i ragazzi – sono intervenute delle associazioni umanitarie, per migliorare le condizioni nel campo. Pulivano e igienizzavano i bagni, compravano il latte in polvere per i bambini piccoli, creavano dei mini ospedali all’aperto. Facevano delle lezioni di arte, musica, geografia, inglese e matematica. Per abbellire il campo e cercare di rendere il luogo più accogliente, dipingevano le scale e attaccavano decorazioni sulla rete». La testimonianza di questi ragazzi ha colpito noi alunni, che eravamo attenti a ogni singola parola, per cercare di capire e imparare dal loro racconto. Qualcuno ha chiesto: «Il viaggio è pericoloso?» «Sì – hanno risposto –, perché si possono prendere delle infezioni. Occorreva fare delle vaccinazioni prima di partire». Altri hanno domandato: «Quando siete tornati il vostro modo di vivere è cambiato?» E i due ragazzi, con determinazione, hanno detto: «Sì, perché abbiamo capito di essere davvero fortunati!» Siamo certi che questa esperienza ci sarà di aiuto in alcune occasioni importanti di tutta la nostra vita. Amélie Aquilanti, Emma Paglioni, Andrea Singh, Sergio Massaccesi e Tommaso Lambertucci della classe II A