Le lotte delle mondine per un lavoro più equo

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Molinella è un paese ricco di storia e cultura. Il nome deriva dalla presenza di mulini ormai completamente scomparsi. La nostra piccola città è nota per diversi fatti storici importanti, tra cui la battaglia della Riccardina o della Molinella, che si svolse nel 1467 e di cui si trova sotto il portico della biblioteca la riproduzione muraria dell’affresco attribuito al Romanino. Si possono ammirare anche alcuni monumenti tra cui la statua di Massarenti situata nella piazza che prende il suo nome. E da qui partiamo, per ricordare vicende dolorose e straordinarie che resero famosa la nostra cittadina in tutta Italia. Siamo alla fine del XIX secolo, il territorio molinellese era uno dei più poveri d’Italia tanto che le donne per mangiare raccoglievano lumache e spigolavano nei campi per poter sfamare i loro figli. Il lavoro delle mondine consisteva nello stare ore con le gambe immerse nell’acqua per mondare, cioè togliere, le erbacce delle piante del riso, un lavoro ostacolato da sanguisughe e zanzare. Ma nel 1893 nasce la ’Lega di Resistenza’ di Molinella, che vara la prima moderna piattaforma rivendicativa dei braccianti ed entra nella storia del movimento sindacale italiano: le mondine, con i primi scioperi a livello nazionale, ottengono meno ore lavorative e maggior salario. Ci riuscirono anche grazie a Massarenti, che nel 1892 aveva fondato le ’Leghe Operaie Sindacali’, vale a dire società di lavoratori che si tassavano e cooperavano per aiutare economicamente gli scioperanti. In questo modo poterono incrociare le braccia e ottenere negli anni le famose otto ore per lavorare, otto ore per riposare e otto ore per studiare. La nonna di Agnese ci racconta la sua esperienza da ex mondina: «A 14 anni, nel 1948, sono diventata una mondina molinellese quando le mie colleghe già avevano conquistato il diritto delle otto ore. Nonostante ciò, stare ore con i piedi nell’acqua e con la schiena piegata era molto stancante. La mattina mi alzavo presto – aggiunge la nonna di Agnese –, mi trovavo con le mie amiche e con le bici andavamo alle risaie, lì ci aspettava il ’caporale’ che ci dava il via per iniziare a mondare il ’giavone’ (l’erbaccia del riso)». Quando studiamo l’agricoltura di sussistenza in Paesi molto arretrati, ci pare molto strano che anche qui in Italia, soltanto un secolo fa, la povertà e la fame fossero i compagni di ogni giorno. Ma le lotte delle nostre nonne ci hanno portati ad un mondo del lavoro un po’ più giusto. Classe 3E : Martina Bonazzi, Jan Labedzki, Agnese Matteucci. © RIPRODUZIONE RISERVATA