Più femminicidi con la pandemia

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L’8 marzo si festeggia la “Giornata Internazionale della donna”. L’idea è nata più di 100 anni fa negli Stati Uniti anche se la scelta del giorno è legata alle manifestazioni contro lo zar delle donne russe. In Italia fu celebrata per la prima volta nel 1922 per interrompersi, poi, nel periodo fascista. Dal 1977 è diventata istituzionale con una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. È l’occasione per parlare della parità di genere, delle conquiste, ma anche delle violenze e disparità di cui le donne sono ancora oggetto in molte parti del mondo. L’art. 3 della Costituzione afferma che non sono ammesse discriminazioni sulla base del sesso. Analizzando i dati Unicef abbiamo imparato che il 70% dei poveri del mondo sono donne, a parità di lavoro guadagnano meno degli uomini, nei parlamenti o a capo di un’azienda, sono una minoranza, maltrattamenti e abusi sono assai diffusi. L’idea che metà dell’umanità sia “da proteggere” è radicata fin dall’antichità. Durante il corso della storia si è parlato sempre più di streghe e poco di stregoni. Perché? Due monaci tedeschi nel 1486 affermano che le donne sono più credulone, più impressionabili, sono per natura pettegole e vendicative. Pregiudizi come questi rimangono anche oggi. Per esempio le donne amano il rosa, sono più brave nelle materie letterarie, si commuovono molto più facilmente, piangono e giocano con le bambole. Nel corso della storia, però, tante sono le donne che hanno aiutato a cambiare il mondo, come Giovanna d’Arco (la pulzella d’Orleans, che vestiva come un uomo e guidò l’esercito francese), Rosa Parks (il cui rifiuto di cedere il posto ad un bianco innescò le lotte contro la segregazione razziale), le sorelle Mirabal (si opposero alla dittatura nella Repubblica Domenicana), Malala Yousafzai (Premio Nobel per la Pace nel 2014 disse:” Un ragazzo, un insegnante, una penna e un libro, possono cambiare il mondo”). Il 2020 passerà alla storia come l’anno della pandemia e del lockdown, per aver registrato il calo dell’occupazione lavorativa femminile e l’aumento dei femminicidi. Ogni tre giorni una donna viene uccisa e molte vengono maltrattate. Quante volte abbiamo sentito di carnefici innamorati? Troppe. Occorre sforzarsi nel dare il giusto peso alle parole: spesso i titoli dei giornali sono scritti al passivo (“donna uccisa dal marito”, “giovane uccisa dal compagno”). Quando smetteranno di succedere queste cose? Occorre applicare le leggi, sradicare il pregiudizio, cambiare prospettiva e linguaggio. Nell’agenda 2030, l’obiettivo 5 è dedicato alla fine di ogni discriminazione femminile. Ci riusciremo? Classe II A