Il passato indelebile e la memoria che resta

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«Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare» diceva Primo Levi. Abbiamo avuto il privilegio di ascoltare la testimonianza di una nonna, esule a causa di uno dei tragici esiti del pensiero politico totalitario del secolo scorso. Brunella Zupicic, italianizzato in Zuppini, ci ha raccontato l’intensa e struggente odissea vissuta dalla sua famiglia, dalla città istriana di Rabac, vicino a Pola, ad Ancona, con l’unica colpa di essere italiani in territori caduti sotto l’avanzata slava comunista. Il regime di Tito, come ogni regime autoritario, si era infatti impegnato nell’estirpare ogni forma di coscienza capace di contestare una realtà così violenta e drammatica. Il padre di Brunella, Marco Zupicic, era un marinaio e per lavorare dovette italianizzare il cognome. Nel 1946 fu arrestato per colpa della spiata di un parente e rischiò di essere ucciso solo per aver pensato e parlato liberamente. Dopo un mese di detenzione un generale compassionevole lo liberò, consigliandogli di scappare, poiché rimanere avrebbe significato la sua condanna alle foibe. Il 27 marzo 1947 partì con la moglie e i suoi quattro figli senza niente, su un camion, sostando prima al Silos di Trieste e infine trovando accoglienza ad Ancona, nel centro profughi allestito dalla Croce Rossa alla caserma Villarey. Avrebbero voluto una nuova vita a New York ricongiungendosi ad altri parenti, ma il cambio del cognome comportò la revoca del visto. Per questo scelsero come loro casa Ancona. Brunella, a sette anni, ha dovuto abbandonare una realtà a lei familiare e alla quale era molto affezionata, lasciando i suoi amici, i nonni, la propria casa, la chiesa che con tanta nostalgia ancora ricorda. Si sono buttati tutto alle spalle affrontando un futuro ignoto. Un viaggio lungo ed estenuante travolse la sua visione infantile e vivace della realtà che la circondava, causandole paura, smarrimento e malinconia. La fortuna è stata quella di avere una famiglia unita, nonostante l’incertezza e la povertà. All’inizio l’integrazione fu difficile, soprattutto a causa del sentimento ostile sviluppatosi nei confronti degli immigrati italiani fuggiti dalle terre istriane, accusati di «rubare il lavoro» ai connazionali. Una testimonianza tanto importante per riflettere non solo sul passato, ma anche sul presente.

Classe 3C: Basile Emanuele, Bedri Amira, Brandinali Martina, Buono Francesca, Bursuc Federico Iulian, Cristobal Nicole, Freddi Sara, Hossain Sahid, Lancellotti Riccardo, Maican Valerio, Masina Nicolò, Mastacchi Federico, Medri Pietro, Morotti Andrea Maria, Natalini Nicole, Ocampo Kristine, Piraccini Sofia Sirad, Ruggeri Elettra Regina, Scampuddu Emma, Socha Patrick, Trombini Niccolò, Zalfani Islam, Zerri Gian Marco. Prof.ssa Casadei Chiara Scuola media LEONARDO DA VINCI