Il fenomeno degli hikikomori

Per leggere la pagina clicca qui

FERRARA Il termine hikikomori deriva dai verbi ‘hiku’ e ‘komoru’, cioè ‘tirare indietro’ e ‘ritirarsi’. Questa parola serve a descrivere una specifica sindrome che colpisce per lo più i giovani e nasce per definire un particolare fenomeno di reclusione. Questa condizione è caratterizzata principalmente da un ritiro sociale completo e da una volontaria reclusione dal mondo esterno; tanto che alcune di queste persone arrivano a estraniarsi dalla società per diversi anni. Gli hikikomori hanno origine in Giappone e il primo caso è stato rilevato nel 1998. Questi episodi sono drasticamente aumentati negli anni 2000 per poi incrementare ulteriormente per via della pandemia globale. Gli hikikomori si sono sviluppati a causa di una forte pressione psicologica in risposta a una società molto rigida e competitiva: gli adolescenti, principalmente a causa di eccessive pressioni e a ferite relative all’onore personale, decidono di abbandonare la vita competitiva che li aspetta nel mondo esterno, rinchiudendosi nelle loro stanze. Anche la scuola può essere uno dei fattori che spingono i giovani a questo isolamento; infatti il bullismo scolastico, che sta diventando sempre più comune nelle esperienze sociali dei ragazzi, è una delle ragioni principali della prigionia volontaria degli hikikomori. Così facendo, i ragazzi compiono il cosiddetto ‘suicidio sociale’, rinunciando alla loro vita e mettendo in atto una protesta silenziosa. Il fenomeno originario è orientale, ma risulta diffuso anche in occidente: solo in Italia si parla di 100.000 casi di hikikomori. In Giappone ne sono stati accertati 500.000 e si presume continueranno a crescere fino a raggiungere il milione. In generale, anche ammettendo che la società orientale e quella occidentale sono molto diverse sotto tanti aspetti, tra cui quello culturale, sembra che questo disagio sociale colpisca principalmente i paesi economicamente più sviluppati nel mondo e questo ci deve far riflettere. Recentemente, la pandemia causata da Covid-19 ha ulteriormente aggravato la condizione degli hikikomori. Da una parte, le chiusure imposte dalla pandemia hanno di fatto normalizzato la segregazione sociale; dall’altra, chi stava provando a lottare contro questa condizione, si è visto privare anche delle uniche attività che permettono l’interazione con gli altri.

© RIPRODUZIONE RISERVATA