Dove non vi è legalità non può esservi libertà

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Nell’ambito del Progetto Legalità rivolto ai giovani svolto dal Comitato Pari Opportunità presso l’Ordine degli Avvocati di Forlì-Cesena, la nostra classe, la 3ª C della scuola secondaria di primo grado Caterina Sforza di Forlì, ha partecipato ad un incontro con un avvocato. L’educazione alla legalità ha per oggetto la natura e la funzione delle regole della vita sociale, i valori della democrazia, l’esercizio dei diritti di cittadinanza. Dopo una breve introduzione l’avvocato si è appropriato dell’astuccio di un nostro compagno di classe e ha simulato un processo giudiziario facendoci assumere le vesti delle varie parti processuali (giudice, pubblico ministero, parte offesa, testimoni) spiegandoci i rispettivi ruoli; ogni studente è entrato perfettamente nella parte e ciò ci è servito per capire le regole su cui si basa la civile convivenza. È importante che un’ingiustizia non si risolva con un metodo ingiusto (es. reagire con la violenza), ma con un’azione giusta (ad es. la denuncia). Di fronte ad un torto subito ci siamo resi conto dell’importanza del ’coraggio’ che spesso la vittima deve avere nel denunciare l’ingiustizia subita. Come ha affermato L. Menapace, ex partigiana scomparsa di recente, in un’ intervista: «Il coraggio è vincere la paura, non non avere paura». A volte anche chi assiste ad un torto non trova il coraggio di riferire ciò che ha visto e finge di non saperne nulla: questa è l’omertà, il silenzio dovuto alla paura per le conseguenze che possono derivare dal raccontare la verità. Coloro che stanno zitti quando assistono ad azioni ingiuste sono i più deboli, ma non si può costruire nulla di solido sulle bugie e sulle omissioni. Mai abituarsi a questa condizione, perché altrimenti le ingiustizie finiranno per sembrare normalità e la situazione sociale diventerà invivibile. Il fenomeno mafioso nasce anche così. «Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola». (G. Falcone, magistrato antimafia ucciso a Capaci). Nell’incontro abbiamo discusso anche dell’utilizzo dei social media. La rete è una formidabile opportunità per noi giovani, ma può anche essere un’ arma potente di cui spesso non ci rendiamo conto: ciò che viene postato resta nella rete e può essere visto e usato da altri. Inoltre è facile essere irrispettosi nei confronti di altre persone su Internet, commentando negativamente un post, mettendo emoticon non adeguate o esprimendosi male in un messaggio di WhatsApp. L’uso inconsapevole degli apparecchi elettronici può essere molto rischioso, è importante pensare prima di agire. Dobbiamo metterci nei panni delle altre persone per agire come noi vorremmo che loro si comportassero con noi. Se si vuole rispetto innanzitutto bisogna rispettare. Il rispetto è una qualità che sta alla base di qualunque tipo di relazione umana: significa dare valore ad ogni persona, ad ogni pensiero, ad ogni azione. L’incontro ci ha anche fatto capire che la legalità rappresenta la massima garanzia di libertà, tale principio impone infatti a tutti il pieno rispetto della legge. «Le leggi sono le condizioni con le quali gli uomini indipendenti ed isolati si uniscono in società, stanchi di vivere in un continuo stato di guerra e di godere una libertà resa inutile dall’incertezza di conservarla» (’Dei delitti e delle pene’ di C. Beccaria). La legalità è il pilastro sul quale si fonda lo Stato ed è alla base di tutti i comportamenti sociali degli individui. Se vogliamo vivere in un mondo migliore dobbiamo rispettarci l’un l’altro e mettere la legalità alla base delle relazioni sociali. Noi, per crescere, dobbiamo affrontare le nostre debolezze, imparare ad ammettere i nostri errori, avere il coraggio di riferire le ingiustizie subite o di cui siamo stati spettatori e avere fiducia negli adulti che ci circondano. È fondamentale diffondere tra gli studenti la cultura dei valori civili per educare ad una sensibilità profonda dei diritti e dei doveri. La legalità è il principio della democrazia e della giustizia, per gli altri e per se stessi.

Lara, Linda, Matilde, Giulia, Gioia e Caterina (classe 3ªC)