Pandemia, noi come i protagonisti di una serie tv

Per leggere la pagina clicca qui

Spesso, in questo periodo difficile, passiamo per strada e, a volte, ancora ci meravigliamo alla vista di luoghi per lo più deserti in cui, se siamo fortunati, incontriamo persone al rientro dal lavoro o che hanno fatto la spesa. Sicuramente non vediamo più nonni che portano sull’altalena i nipoti che ridono e scherzano senza la mascherina, non vediamo più, nei giorni delle partite calcistiche, la coda davanti ai bar per tifare in compagnia e… ci sarebbero altre mille esempi a fare, alcuni anche di situazioni ‘’fastidiose’’ che – e mai avremmo avuto il minimo sospetto – adesso ci mancano più di ogni altra cosa. Davamo per scontato tutto: dagli abbracci con gli amici, alle mangiate di gruppo, alle uscite fino a tardi, andare al cinema o al ristorante. Prima, anche se spesso ci lamentavamo, potevamo fare quello che volevamo: andare al centro commerciale, visitare città nuove, fare sport, viaggiare lontano e vicino. Soprattutto, noi studenti, potevamo scambiarci la merenda, mentre ora abbiamo tante restrizioni che servono per proteggerci dal Covid: la mascherina, il gel igienizzante, la distanza, il coprifuoco e tanto altro. Ancora e ancora. Prima uscivamo sempre, e a volte, noi giovani trascuravamo la famiglia mentre ora molte sere finiscono sul divano con la mamma a guardare tutti i programmi spazzatura che la televisione ha da offrire. Però, d’altronde, la quarantena ci ha fatto per un certo verso del bene: ci ha permesso di passare più tempo con la famiglia ma soprattutto ci ha aiutati a ragionare. Durante i mesi di lockdown vedevamo la situazione pandemica che degenerava sempre di più, medici e infermieri che non bastavano, che erano stremati e che usavano tutta l’energia che avevano per curare i malati e cercare una soluzione, per questo non finiremo mai di ringraziarli. Oppure un altro appuntamento fisso delle nostre serate era il discorso di Conte, che era diventato un po’ la nostra serie tv preferita, soltanto che i protagonisti di questo pazzo sceneggiato eravamo (e, purtroppo, siamo ancora) proprio noi! Noi che fino a quel momento avevamo potuto “cambiare canale” alla vita a nostro completo piacimento. La mattina ci dovevamo tutti svegliare per seguire le videolezioni o per fare il lavoro a distanza che, anche se all’inizio ci sembrava quasi bello, poi con il passare dei mesi è diventato pesantissimo. Ci siamo resi conto che sentivamo sempre più la mancanza di salutare i nostri compagni, i nostri colleghi, i nostri amici. Intanto questa serie tv prosegue, ormai ha due stagioni dense di avvenimenti. Ma come finirà? Alessia B., Matteo B., Giulia B. Classe 2^B scuola media ‘G. da Riolo’ di Riolo Terme