Il valore delle donne: angeli e scarpe rosse

Per leggere la pagina clicca qui

Amica, moglie, mamma, nonna, sorella… quanti appellativi può arrivare ad avere una donna? Eppure molto spesso ci si riduce a minimizzare il valore della sua vita in riferimento a quella degli altri, alla sua ricaduta nella società, nel quotidiano e nella formazione della famiglia. Purtroppo la donna, per alcuni, è concepita come un essere che deve, chissà per quale assurda ideologia, stare al margine della società, nonostante l’occidentalizzazione di alcuni paesi e le molte culture nel mondo che hanno registrato negli ultimi anni un processo di emancipazione. A confermarlo sono i dati Istat, oltre a ciò che quotidianamente sentiamo alla Tv o leggiamo sui giornali. I numeri parlano chiaro, il 7% delle donne, corrispondente a circa 1 milione e 517mila, ha subito violenza fisica e psicologica da parte di aguzzini che spesso risultano essere mariti, compagni, amici o capi e colleghi di lavoro. Solo l’11 % di queste donne denuncia l’accaduto, le altre vivono insieme ai propri figli nel silenzio, per paura o forse per vergogna. Allo stesso modo, i bambini, che nel 65% dei casi assistono alle violenze, subiscono danni psicologici e possono avere, durante la crescita, una ricaduta sul comportamento. Insomma, questo silenzio deve assolutamente trasformarsi in coraggio di reagire e denunciare. I danni, ovviamente, oltre che fisici, sono psicologici e possono indurre a: isolamento, incapacità di lavorare, limitata cura di sé stessi e dei propri figli. Ma quali sono generalmente i luoghi in cui si consumano tali reati? Spesso, proprio la casa, che dovrebbe essere un luogo sicuro, fa da scenario alla violenza. Come detto anche sul lavoro si possono registrare abusi. Ad aggravare ulteriormente questa piaga sociale ha contribuito il periodo emergenziale ancora in atto: le restrizioni hanno infatti costretto le donne a restare in casa, limitando quindi la possibilità di ’evasione’. Noi di 2ªA, per ricordare tutte le vittime di femminicidio abbiamo raccolto dalle pareti del nostro istituto le opere delle ’donne angelo’ prodotte nel corso dell’anno, per sensibilizzare la società anche in merito ai valori che la scuola impartisce affinché l’uomo possa costruire la propria identità su rispetto, amore, uguaglianza e fiducia nei confronti di sé e dell’altro. Ogni anno, inoltre, il 25 novembre si celebra la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Una data scelta dall’Onu non a caso. Proprio un 25 novembre, quello del 1960, nella Repubblica Dominicana si consumò il martirio di tre giovani donne, le sorelle Mirabal: Patria, Minerva e Maria Teresa, soprannominate ’las mariposas’ (le farfalle). Le tre sorelle, mentre si recavano in carcere a far visita ai propri mariti, furono bastonate e successivamente gettate in un dirupo dai loro carnefici, solo perchè conosciute come attiviste per i diritti delle donne. Elina Chauvet, un’artista messicana, attraverso le scarpe rosse ha voluto in qualche modo rendere visibili i femminicidi. Ogni anno, infatti, le scarpe rosse riempiono le piazze di diverse città, proprio a sensibilizzazione di queste atrocità. «Perché devi distruggere una vita? Perché devi spegnere una vita? – si chiede l’alunno Kevin Maroni –. Ma soprattutto cosa ti porta a fare questo orrendo gesto? Prova a metterti nei panni dell’altra. Le donne sono uomini, gli uomini sono donne, siamo tutti uguali: parliamo, mangiamo, beviamo, piangiamo. Perché dobbiamo fare del male a noi stessi?». Sukham Chinji, allieva di origini indiane, ha voluto apportare il suo contributo ricordando l’episodio drammatico di Laxmi Agarwal, che a soli 15 anni è stata deturpata dall’acido gettatole da un ragazzo, Naeem Khan, per aver rifiutato le sue avances ossessive. A tal proposito, infatti, il governo indiano ha proibito la vendita di questo malefico liquido. Elena Dall’Amore interviene quindi con una sua riflessione: «Le donne sono convinte di capire dal primo bacio se un uomo è giusto, ma non capiscono dal primo schiaffo che invece è sbagliato». Infine Alessia Bazzocchi afferma: «Solo un uomo piccolo ha bisogno della violenza per sentirsi grande».