Un nonno di cui essere orgogliosi

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Purtroppo non ho avuto modo di conoscere mio nonno Nerino Cossignani perché quando sono nata lui era già venuto a mancare. Tutto quello che so di lui viene dai racconti di mio padre, di mia nonna e mia zia. Nacque nel 1932 da una famiglia di agricoltori e fu grazie a suo padre Guglielmo e alla maestra della scuola elementare, che riuscì ad andare avanti negli studi. Dopo il liceo scientifico a Fermo, nonno si trasferì a Bologna per frequentare la facoltà di medicina. Conseguita brillantemente la laurea, tornò a Fermo per fare il chirurgo per poi passare in ginecologia. Oltre ad essere un professionista, tutta la sua vita è stata improntata a una grande disponibilità e attenzione per gli altri. Dai racconti di mio padre emerge anche come, nonostante il grandissimo impegno lavorativo, nonno sia stato un buon papà, pieno di attenzioni e premure per i suoi figli. Quando diventò il primario del reparto di ginecologia, ogni volta che in ospedale c’era un’emergenza, lo chiamavano, perché a quei tempi non c’erano orari di lavoro. Molte persone che conosco, sono nate con il supporto di mio nonno e alcune di queste mi parlano di quanto fosse bravo come medico, ma soprattutto come persona. La mia grande sorpresa è stata quando ho saputo che la mia prof Daniela Mircoli, è nata grazie a lui nel gennaio del 1967. Il parto fu difficilissimo perché la nascitura era prematura, podalica e con parto asciutto. Insomma c’erano tutti i presupposti per morire sia la mamma, che la figlia. Mio nonno venne chiamato dalle ostetriche dell’ospedale, che se la videro brutta. Alle 3 di notte arrivò in ospedale in pigiama e disse al papà della prof. di scegliere se salvare la vita della mamma o della figlia. Il papà, scelse la moglie, ma per fortuna si salvò anche la sua piccola. La mamma ebbe una prolungata emorragia (prima non c’erano i medicinali per bloccarla, l’unico modo era il ghiaccio sulla testa e sulla pancia). Le avventure per la piccola prof non erano finite. Venne infatti messa in un’incubatrice con un altro bambino che riempì di calci. Purtroppo le incubatrici non erano perfezionate e la luce intensa poteva anche provocare la cecità, come capitò all’altro bambino. Invece la nonna della prof mise dei panni di lino davanti agli occhi della nipote che solo a maggio uscì finalmente da quel guscio artificiale, sana e salva. Oggi, grazie a mio nonno, la prof forma tanti ragazzi. Enrica Cossignani, classe II A