Il Covid e la rivoluzione a scuola

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Da quasi un anno ormai la pandemia, il lockdown e le regioni a colori hanno stravolto la nostra vita quotidiana: tutto ciò che davamo prima per scontato ora non lo è più. Per noi ragazzi uno dei cambiamenti più importanti è avvenuto all’interno della scuola dove, dalla didattica in presenza nelle aule, si è passati a quella a distanza (la cosiddetta dad) dietro gli schermi di un computer, di un tablet o di uno smartphone. Se il secondo quadrimestre dello scorso anno scolastico si è svolto per tutti così, quest’anno, invece, noi delle medie siamo stati quasi sempre in classe mentre gli alunni delle superiori quasi sempre a distanza. Il che non vuol dire fare scuola di meno o peggio, anzi! Ascoltare ore di lezioni ogni mattina di fronte a uno schermo richiede una grande concentrazione ed essere pronti ad affrontare difficoltà pratiche come problemi di connessione e dispositivi poco adatti. Anche i professori si sono ingegnati in tutti i modi per rendere interessanti le lezioni e farci comprendere lo stesso gli argomenti spiegati, e questo non è stato sicuramente tempo perso. Sembra però che questo non sia bastato perché prima l’ex ministra Azzolina ed ora, con più forza, il nuovo presidente del consiglio Mario Draghi, hanno proposto un prolungamento della scuola fino al 30 giugno per recuperare, così è stato detto, «il tempo perso». Trovo una simile considerazione offensiva per tutta la scuola, perché significherebbe sminuire tutti gli sforzi fatti durante i mesi di lockdown. Non è stata una passeggiata come qualcuno potrebbe pensare perché, nonostante i dispositivi elettronici facciano ormai parte della nostra vita, stare seduti su una sedia a fissare uno schermo per ore di fila non è una cosa leggera. Quindi, se sono d’accordo a rimanere sui banchi fino all’estate? Beh, sinceramente no. Perché dover fare un ripasso se siamo comunque riusciti a portare avanti i programmi delle varie materie? Inoltre, tre mesi di pausa estiva sono fondamentali perché è importante riposarsi dopo un duro anno scolastico per avere le forze per ripartire. In fondo non è colpa di nessuno se questa pandemia ha distrutto tutto. Ancora adesso, dopo un anno, dobbiamo indossare una mascherina e non possiamo toccarci: sottoporci anche a un mese in più di scuola, secondo me, sarebbe davvero ingiusto. Un ulteriore problema sono gli esami di Stato: chi quest’anno dovrà sostenerli avrà bisogno del tempo per preparare le varie prove che andrebbero a finire a luglio inoltrato. La scuola è un dovere ma anche un diritto, il diritto di viverla nel modo più umano e giusto. Per questo, eventuali recuperi potrebbero essere svolti individualmente a settembre, con menti più riposate e nel rispetto delle esigenze di tutti.