Connessi con il cuore: «No al cyberbullismo»

Per leggere la pagina clicca qui

Martedì 9 febbraio scorso, in occasione del Safer Internet Day, 270 mila studenti si sono connessi da tutta Italia, tramite i computer delle loro aule, per assistere ad un incontro con la polizia di Stato. Anche la nostra classe ha partecipato all’evento #cuoriconnessi, che ha avuto ospiti illustri come Franco Gabrielli, capo della Polizia, e Giovanna Boda, capo Dipartimento delle risorse umane e finanziarie al Ministero dell’Istruzione. Il tema trattato è stato il web che, oltre ad essere un luogo di incontro, è anche un luogo di pericoli, tale e quale alla vita reale ma forse troppo sottovalutato. In merito a ciò, è stato preso in visione un video realizzato da una scuola campana, che parla di bullismo e cyberbullismo. Nel video si racconta la storia di un ragazzo che, tramite il web, riesce a rendere manifesto questo fenomeno. Nella sua scuola avvengono atti di violenza sia fisica che psicologica nei confronti di un ragazzo e lui li condivide online, riuscendo a renderli virali e liberando dai bulli l’amico. «Il video – ha spiegato Franco Gabrielli – racconta dell’elemento più importante per uscire da situazioni di bullismo: l’empatia». Gabrielli ha parlato poi degli aiuti che la Polizia pratica in rete, come il Commissariato Online e la Polizia Postale, a cui rivolgersi per reati compiuti su internet: «Molte volte si scrive pensando che il messaggio svanisca dopo essere stato letto, ma la verità è che Internet non è immateriale, tutto ciò che si fa sul web ha conseguenze nella vita reale». Tra noi giovani, la lontananza dalla realtà impedisce la percezione del limite: è impossibile capire di aver esagerato se non si ha la minima idea di ciò che sta provando la persona dall’altra parte dello schermo. Quando si scrive sulla chat non si pensa alla reazione che l’interlocutore può avere e al dolore che, anche senza volere, si può causare. Un brutto scherzo o una battuta cattiva sono come degli aghi appuntiti che penetrano nella carne, sembrano innocui ma feriscono in profondità. Molto spesso gli aggressori aumentano poiché le persone più insicure, per ottenere l’approvazione degli altri e per non diventare ‘sfigati’, scelgono di stare dalla parte del più forte non preoccupandosi della sofferenza della vittima. Quasi sempre i ragazzi bullizzati si vergognano della propria situazione, tenendola nascosta a più persone possibile. Ciò viene brutalmente sfruttato dai bulli poiché la repressione nasce proprio dalla mancanza di sostegno e aiuto. Uno dei tanti messaggi che l’evento #cuoriconnessi ha voluto dare è quindi quello di utilizzare la tecnologia come un ponte con cui relazionarsi con gli altri, invece di uno strumento con cui isolare i più deboli. Diamo più peso alle parole, non solo il 9 febbraio ma sempre. Luca Bonoretti e Angelica Meggiato III H