Vite in sospeso: l’isolamento dei giovani

Per leggere la pagina clicca qui

Da quasi un anno ormai siamo bombardati di parole come ’positivi’, ’tamponi’, ’contagi’, ’isolamento’, senza conoscere realmente gli effetti della quarantena sulle persone. Cosa si prova a sospendere la propria vita? Cosa hanno provato i ragazzi e le ragazze costretti a rimanere a casa? Lo abbiamo chiesto a Sara e Marta, due nostre compagne di classe. Sara, dopo aver saputo di essere stata a stretto contatto con una persona positiva, si è sottoposta al tampone e, nonostante l’esito negativo, è dovuta stare comunque in quarantena nei dieci giorni canonici per evitare il possibile manifestarsi del virus. Marta invece è dovuta stare in isolamento per essere risultata positiva al Covid-19 insieme alla sua famiglia. Sara, quali erano i rapporti con la tua famiglia? «La vedevo molto poco perché ero isolata la maggior parte del tempo al piano superiore. Le poche volte che ci incontravamo, rimanevo a distanza con la mascherina o, per evitare il contatto diretto, li chiamavo al telefono. Per i pasti, mi portavano il cibo sulla soglia della porta oppure andavo giù e mangiavo in un tavolo diverso». Cosa facevi durante il giorno? «Cercavo di svegliarmi il più tardi possibile per occupare il tempo. Iniziavo a studiare in tarda mattinata fino a pranzo. Al pomeriggio ero spesso al telefono, mi allenavo e poi facevo un lungo bagno; la sera, dopo cena, tornavo al telefono per cercare di sentirmi collegata al mondo esterno». E come è stato? «Non mi è piaciuto perché mi sentivo sola, isolata in una stanza senza poter far nulla se non guardare il cellulare e allenarmi; e non potevo parlare con nessuno». Com’è stato tornare a scuola? «È stato bellissimo. Mi mancava l’ambiente scolastico, socializzare, ridere e scherzare con i compagni». Marta, ti hanno fatto compagnia gli amici durante l’isolamento? «Per il tempo in cui sono dovuta stare a casa ho purtroppo perso i rapporti con alcune mie amiche, per un litigio avvenuto precedentemente. Ero molto triste». Cosa facevi durante il giorno? «Soprattutto in camera da sola a deprimermi; mangiavo con mia madre e poi giocavamo a carte il resto del tempo». E con le lezioni? Riuscivi a rimanere in pari? «Sinceramente non ho fatto tanto: ero svogliata e mi limitavo solamente a guardare il materiale inviatomi dai professori». Com’è stato tornare a scuola? «Fantastico! Ho potuto rivedere i miei amici e recuperare i rapporti persi durante l’isolamento. Non tutti però: alcuni litigi sono rimasti irrisolti, forse ha contribuito la lunga distanza». Alessandro, Irene, Margherita e Raul III D