Mario Corradetti e il ’no’ ai nazisti

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«Eppure eravamo stati in 600mila a dire di no» scrive Mario Corradetti nel suo diario, letto dal figlio Rossano in occasione della celebrazione della giornata della memoria nella scuola secondaria di primo grado «Giorgio Perlasca» di Montottone. Questo evento, organizzato dai professori con la collaborazione del sindaco Giovanni Carelli, ha visto la partecipazione dei ragazzi della scuola medie e delle classi quarta e quinta delle elementare. Dopo aver guardato il film Jojo Rabbit, abbiamo incontrato Rossano Corradetti, insegnante di musica e Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Suo padre, durante la Seconda Guerra Mondiale, si trovava sul fronte greco-albanese quando ci fu l’armistizio dell’8 settembre 1943. Migliaia furono i soldati deportati nei campi di concentramento tedeschi perché decisero di non combattere al fianco della Wehrmacht. Mario nel suo diario annota tutto. «Iniziò subito il reclutamento da parte dei tedeschi. Con il sì eravamo liberi, con il no ci aspettavano solo sofferenze. Circa 180mila dissero sì. Quanti scelsero di collaborare non videro mai un campo di concentramento, non si resero conto di cosa fosse la prigionia». Un’esperienza terribile quella degli internati militari italiani (così li chiamò Hitler) da «prigionieri senza diritti», come scrive nel diario Mario, che divenne un numero, 192792, e che vide morire molti dei suoi amici, di fame e di malattie volutamente non curate. Allo stesso tempo, ebbe la possibilità di conoscere compagni straordinari, come Giovannino Guareschi, l’attore Gianrico Tedeschi e Alessandro Natta. Alcuni di loro riuscirono persino a costruire una radio, dalla quale sentire le notizie: «Radio Caterina» la chiamarono, come la fidanzata di uno di loro. Poi il 19 agosto 1945 la liberazione da parte degli anglo-americani e l’odissea del ritorno a casa, che avvenne dopo mesi, ad ottobre. Anche se era originario di Montottone, Mario visse sempre a Fermo, dove lavorò come cuoco. Per il suo coraggio ebbe molti riconoscimenti, tra cui la Medaglia d’Onore, l’attestato di «non collaborazionista», la Croce al Merito di Guerra e una targa dalla Provincia. Questo incontro per noi è stato oltre che istruttivo anche emozionante, perché ci ha permesso di comprendere più a fondo l’importanza della ricorrenza del 27 gennaio, indetta per ricordare non solo le vittime della Shoah, ma anche i deportati militari e politici. Le parole di Mario che suo figlio Rossano ci ha fatto conoscere, rimarranno per sempre nella nostra memoria. Classe II D