L’evoluzione della mascherina nella storia

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La mascherina è un oggetto che è entrato a far parte della nostra vita quotidiana in tempi recenti e non ci ha più lasciato. Inizialmente faceva uno strano effetto vedere chiunque con la mascherina, ma ora la stranezza ha lasciato il posto all’abitudine, che si è trasformata in moda. Effettivamente associare la mascherina alla moda appare un gesto irriverente, ma in commercio si vedono mascherine di ogni tipo e con disegni sempre più fantasiosi, oppure con strass, pizzi e merletti. Sembra lecito chiedersi se questi oggetti servano effettivamente per proteggerci. A scuola non togliamo mai la mascherina se non all’intervallo per mangiare o per bere, ma sono veramente scomode, nonostante ci aiutino a garantire massima protezione e a seguire le lezioni in presenza. I professori non ci sentono bene quando parliamo e sono svantaggiati soprattutto quelli che hanno un tono di voce basso o che si trovano in fondo all’aula. A volte è buffo ritrovarsi a far merenda tutti seduti, senza mascherina, e a vedere non solo gli occhi ma anche il sorriso dei propri compagni di classe, sempre a debita distanza. La mascherina, tuttavia, non è un’invenzione moderna e non è la prima volta che la si indossa. La prima testimonianza risale al XVII secolo. Si presentava come un oggetto originale ed era a tutti gli effetti una maschera, che oggi potrebbe essere utilizzata per un carnevale un po’ dark, e veniva indossata solitamente dai medici che si dovevano difendere da una delle malattie infettive più gravi del passato. Tale dispositivo è stato inventato nel 1619 dal medico francese Charles de Lorme in un’occasione particolare. Nel corso del Seicento l’Europa venne sconvolta da un’epidemia di peste bubbonica, che si manifestava attraverso il contatto di materiale contaminato o in seguito alla puntura di pulci infette. La peste era una delle malattie più temute ed era in grado di diffondersi, alla stregua del Coronavirus, in una pandemia globale. Il medico francese perfezionò questa protezione per i medici, affinché non si infettassero e potessero dare sollievo e cura ai malati. Il medico indossava, in queste occasioni, una veste lunga fino ai piedi, una maschera a forma di becco, un cappotto ricoperto di cera profumata, cappello e guanti in pelle di capra. Il becco era riempito di erbe aromatiche, come la menta, perchè si pensava erroneamente che la causa di trasmissione della malattia fosse il cattivo odore. Il medico della peste con questo abbigliamento lugubre diventa un simbolo della commedia dell’arte italiana e della celebrazione della festa mascherata più famosa d’Italia: infatti è tuttora un costume popolare utilizzato durante il carnevale di Venezia. In tempi più recenti un’altra mascherina, molto simile alla nostra, venne indossata da uomini, donne e bambini durante un’altra pandemia, ovvero quella dell’influenza spagnola risalente al 1918-1919. Negli Stati Uniti per contrastare la diffusione di tale malattia tutti dovevano mettere una maschera di garza di cotone e chi usciva senza poteva finire in prigione mentre oggi chi trasgredisce riceve una multa. Negli anni Trenta la siccità, in alcuni stati americani, provocò delle gigantesche tempeste di polvere, definite allora ’bufere nere’ che causavano grossi problemi respiratori. I cittadini furono costretti a indossare occhiali e respiratori, che contenevano dei fili di cotone. Successivamente lo smog, a partire dagli anni quaranta, ricoprì le strade di Los Angeles con una densa nebbia marrone puzzolente che costrinse le persone a indossare le maschere antigas della seconda guerra mondiale. Oggi le nostre protezioni contengono un filtro costituito da un groviglio di fibre microscopiche che intrappolano polveri e goccioline infette, aderendo bene al viso. Le mascherine sono sempre state utilizzate per proteggere le persone in momenti di particolare difficoltà e, se fossimo in un film, potremmo considerarla come una star, che ci protegge dalla cattiveria dell’antagonista Coronavirus. Classe 1ªD