Shoah e foibe, atrocità da ricordare

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Il 27 gennaio e il 10 febbraio sono giornate importanti, solenni, commemorative dei fatti disumani accaduti nei famigerati lager nazisti e nelle orribili profondità delle foibe. Dopo l’ascesa al potere di Hitler, vennero emanate le leggi razziali, prima in Germania nel ’33 e in Italia nel ’38. L’odio verso gli ebrei crebbe sempre di più. Venne proibito loro il matrimonio con tedeschi ariani, vennero espulsi dai pubblici uffici e dalle scuole, l’utilizzo di mezzi pubblici gli fu negato, vennero etichettati con la stella di David, poi allontanati con disprezzo dalla società. La loro unica colpa era quella di esser nati, la loro unica libertà era sperare che tutto ciò potesse finire al più presto. Invece arrivò lo sterminio sistematico con la ‘Soluzione Finale’ del ’42. Accanto a questo orrore ne cominciò subito un altro: l’anno delle foibe, il ‘43. Cadde la dittatura del duce e i nemici del nazifascismo cercarono vendetta guidati dal maresciallo Tito. Migliaia di civili italiani vennero massacrati dall’esercito titino, poco importava se fossero fascisti o meno, quelli erano i nemici del comunismo e di un nuovo regime che stava nascendo. Fu la strage più atroce per il popolo italiano nella storia recente. Non ci furono lager o forni crematori, non ci fu nulla di prestabilito volto a sterminare un’etnia, ci furono solo buchi neri che inghiottirono nelle loro profondità i corpi martoriati di migliaia di innocenti. In questi pozzi naturali non si moriva subito; una lunga agonia toccava a molti degli infoibati. La guerra combattuta con le armi allo scopo di risolvere conflitti fra due Stati è già orribile di per sé. Se a questo si aggiunge l’odio irrazionale verso un popolo, diventa ancora più inconcepibile e ingiustificabile. Durante il tremendo periodo della Seconda Guerra Mondiale, l’umanità è stata in grado di progettare atrocità che prima si credevano impensabili. La disumanità, in quegli anni, ha prevalso su tutto portando via la speranza di una prospettiva migliore. Tramite le testimonianze dei pochi sopravvissuti a queste assurdità inimmaginabili, riusciamo a ricostruire e a comprendere almeno una piccola parte della sofferenza che in molti hanno sperimentato sui propri corpi e nelle loro menti. Tutto questo è essenziale, fondamentale per ricordare non solo chi ce l’ha fatta, ma anche chi non ha avuto modo di raccontare la sua drammatica epopea. Coloro che non hanno potuto dare voce alle proprie vicende, non sono riusciti a esprimersi. Per mantenere viva la memoria abbiamo il dovere di valorizzare le testimonianze giunte fino a noi e ricordarle, narrarle anche a coloro che non avranno, un giorno, il privilegio di ascoltarle direttamente. Classe III A