Ragazzi e nuovi social, problema educativo

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In questo ultimo anno la nostra quotidianità ha stravolto i nostri ritmi e le nostre abitudini. Le relazioni sociali, intrattenimento, scuola, improvvisamente da un giorno all’altro hanno ’traslocato’ sul web. Internet è diventata un’agorà virtuale. Sono stati catapultati in questo spazio virtuale sia gli adulti che i ragazzi. I ragazzi sono costretti a stare davanti al computer o ad un tablet, o ad un telefonino per svolgere le attività ordinarie come la scuola o l’incontro con gli amici. Da quasi un anno essi hanno sopportato notevoli privazioni e l’unico contatto possibile è stato solo virtuale, attraverso giochi on-line su una console o attraverso i social, Tik Tok in maniera particolare. Il triste avvenimento di cronaca, relativo alla morte di una bimba a Palermo, ha aperto un dibattito che ha messo in luce le tante criticità di questi social. L’assurda sfida su Tik Tok, la Black Out challenge ha obbligato il garante della privacy a bloccare Tik Tok. L’attenzione pertanto si è spostata su commi di legge, norme, divieti che facilitano o meglio risolvono un’emergenza educativa. È stato facile o meglio illusorio, decidere che il social Tik Tok era troppo pericoloso e chiudere tutto. Gli adulti, però, continuano a navigare in rete e ad esprimere giudizi e commenti sulla vicenda di cronaca, senza porsi il vero problema: dove sono i genitori? Le norme servono agli adulti, soprattutto a coloro che producono app per device e contenuti digitali, mentre ai ragazzi servono invece genitori-educatori. È fondamentale che gli adulti diano il buon esempio. Un’indagine del Global digital report ha evidenziato che gli italiani, in media, trascorrono un ora e 46 minuti sui social. I ragazzi sicuramente ritengono poco credibili gli adulti quando quest’ultimi vorrebbero limitare loro l’uso degli smartphone,se poi vedono i genitori chini per ore su questi dispositivi. È necessario che in ogni famiglia si dedichino dei momenti di socializzazione e di disconnessione dai device. I genitori devono riconoscere alla tecnologia un ruolo importante, ma è soprattutto necessario che essi esercitino un controllo sistematico ma anche garbato del loro uso. Se si ritiene opportuno l’utilizzo di uno smartphone per i giovanissimi è necessario controllare e limitare l’accesso a siti non idonei, utilizzando filtri come il ’parental control’ che permette ai genitori di monitorare e nel caso bloccare l’accesso a determinate attività poco consone. Non basta solo questo, bisogna investire anche sull’educazione. Si deve considerare prima l’approccio educativo e successivamente quello normativo. Sempre più spesso ci si accorge che la povertà educativa non coincide con quella economica. Frequentemente i genitori credono che lo smartphone sia uno strumento per mantenere il contatto con i propri figli in ogni momento. Bisogna però ricordare che non andrebbe mai dato uno smartphone prima dei tredici anni. I genitori dovrebbero riconquistare la loro genitorialità e rendersi conto che non basta uno smartphone per far star buoni i propri figli, così come non dovrebbero soggiacere ad una dittatura culturale che li obbliga a comprare uno smartphone solo ’perché lo hanno tutti’. Non bisogna ricordarsi dei pericoli che la rete nasconde soltanto quando ci sono eventi tragici a ricordarcelo. L’uso della digitalizzazione che in questi mesi ha interessato anche i temi politici, andrebbe preceduto da un reale e necessario processo formativo. Classe II A