Pietro Papi? Fu sepolto in una tomba singola

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Nemmeno il nipote lo sapeva: Pietro Papi non fu sepolto in una fossa comune, ma aveva una propria tomba scoperta pochissimo tempo fa a Francoforte, grazie alla disponibilità di un’impiegata del cimitero e l’impegno di Istoreco a ricostruire la storia delle vittime della seconda guerra mondiale. Quella che doveva essere una classica Giornata della Memoria si è rivelata una vera e propria scoperta per tutti noi, addirittura per i membri della sua famiglia. In questa giornata si ricordano le vittime della Shoah e del nazifascismo e oggi, abbiamo potuto partecipare, seppure a distanza, alla commemorazione di Istoreco e al racconto proprio della storia di quest’uomo, Pietro Papi, tanto amato dal suo paese, Novellara. Così abbiamo appreso che il signor Slanzi, titolare delle omonime Officine, aveva notato l’abilità nel lavorare il legno di Papi e alla giovane età di quattordici anni lo aveva assunto nella sua azienda di cantieri navali. Papi si arruolò nella Marina Militare nel 1940 per poi combattere nella Seconda Guerra Mondiale. Dopo l’8 settembre decise di non continuare a combattere per i tedeschi, fu quindi imprigionato come internato militare italiano e successivamente deportato in Germania, per essere rinchiuso nel campo di Gladbach. Durante i bombardamenti non gli veniva permesso, in quanto ritenuto un traditore, di ripararsi nei rifugi antiaerei, così, durante uno di quelli, di matrice inglese, perse la vita insieme a tanti altri soldati. Il 27 gennaio abbiamo assistito, grazie alla diretta online sul sito di Istoreco, alla posa della pietra d’inciampo davanti la casa in cui abitava. La ricostruzione della sua storia è stata possibile grazie al lavoro di ricerca dell’Istituto e di alcuni studenti. La sua pietra è un sanpietrino in ottone di 10 per 10 centimetri, che come le numerose altre presenti in tutta Europa, è stata posata un po’ più sopra al livello della strada, provocando i passanti a inciamparci e guardare sotto i piedi per leggere le informazioni incise su questa: un invito a non dimenticare le persone uccise dal nazismo, dal fascismo, dal razzismo. L’anno scorso la nostra classe ha partecipato all’evento di commemorazione al Ghetto di Reggio e ha reso omaggio alle pietre di Beatrice Ravà, delle sue figlie Iole e Ilma Rietti e di Oreste Senigalia, aderendo all’iniziativa «Spolverare la memoria: adotta una pietra d’inciampo». Quest’anno, a nome di tutti, la nostra compagna Cecilia ha portato un fiore per i nostri quattro concittadini ebrei deportati e uccisi ad Auschwitz, mantenendo così il nostro impegno a non dimenticare. Luisa Giugliano III C