La vita prima, durante e dopo il Coronavirus

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Prima, durante, dopo. Tre punti fissi nella vita di tutti noi sui quali ci siamo focalizzati per questo servizio giornalistico. Abbiamo ragionato, scritto e discusso tutti insieme. Abbiamo deciso di raccontarvi come abbiamo trascorso il nostro tempo durante il lockdown, come si è trasformata la nostra vita, com’è cambiata la nostra routine quotidiana, anche quando la connessione a internet faceva le bizze o quando qualcuno di noi faceva ridere gli altri semplicemente per aver dimenticato il microfono acceso. È strano pensare che tutti noi, in questo momento, stiamo vivendo un periodo storico che verrà ricordato nei prossimi secoli. Da una settimana all’altra ci siamo ritrovati a non poter andare a scuola, studiando attraverso un computer, a non poter fare sport e incontrare gli amici e a dover chiamare i nonni al telefono, anziché incontrarli. Abbiamo dovuto dividere le nostre vite tra un prima, un durante e un dopo. In mezzo solo i muri invisibili fatti di un passato cristallizzato, un tempo nuovo e uno nuovissimo e insolito. Prima i banchi erano attaccati a quelli dei compagni. Ci si poteva parlare mimando le parole, giocare e ridere quando ci si annoiava, scambiandosi messaggi ‘muti’ e passandosi le penne, le matite, i bigliettini. Durante il lockdown le circostanze ci hanno costretti a fare le lezioni a distanza, ma abbiamo improvvisamente e senza motivo perso la voglia di studiare. La noia delle lezioni che attraversavano la rete per arrivare fino alle nostre case si stemperava nelle poche risate per un microfono lasciato inavvertitamente aperto o per occhi talmente assonnati da far pensare a un risveglio a ridosso della lezione. Adesso siamo a scuola, ma tutti distanziati. Non ci possiamo avvicinare, né prestarci le cose di cui abbiamo bisogno, né aiutarci a vicenda o lavorare in gruppo. Prima la ricreazione la si faceva nell’atrio con tutte le altre classi. Ci si confidava con gli amici, magari abbracciandoli, o anche solo stare in gruppo. Talmente vicini da specchiarci negli occhi degli altri. Oggi stiamo seduti per tutto il tempo. Parlando dal posto e scambiandoci messaggi con gli sguardi. Ognuno chiuso dentro una bolla. Ci riteniamo dei privilegiati a poter frequentare la scuola in presenza, quando tanti altri studenti sono costretti a seguire, ancora oggi, le lezioni a distanza. Durante il lockdown qualcuno di noi ha cercato di far tesoro dell’esperienza vissuta: leggendo, dipingendo, scrivendo, guardando qualche buon film. Abbiamo condiviso su Whatsapp anche una bella frase, tratta da un romanzo di Murakami che abbiamo fatto nostra, perché sentiamo che ci rappresenta: «quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e ad uscire vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai più lo stesso che vi è entrato».